domenica 29 dicembre 2013

Essere liberi

Il vostro superiore, al lavoro, vi ha mai redarguito per un compito svolto male, anche se non era colpa vostra? Vi è mai capitato di pensare insistentemente a una persona senza il coraggio di farvi avanti? Vi piacerebbe mandare a quel paese un conoscente invece di subire passivamente le sue insulse chiacchiere?
Se la risposta è sì a tutte e tre, siete come me. Mi sono trovata in queste situazioni più volte e, dopo aver ceduto ai “soprusi”, me la sono presa con me stessa per la mancanza di forza di volontà. Il modo per uscire da queste circostanze esiste e implica avere fiducia in sé stessi, vivere il “qui e ora” senza esitazioni... e quindi senza rimorsi successivi. Spesso lo dimentichiamo.
Me l’ha ricordato un bellissimo film che ho visto ben due volte al cinema questa settimana: I sogni segreti di Walter Mitty. Diretto e interpretato da Ben Stiller, il film parla di un uomo medio che, trovandosi nelle situazioni sopra elencate, decide di fuggire in un mondo immaginario anziché affrontare la realtà. Problematiche lavorative, tuttavia, lo obbligheranno a uscire dal suo comodo “guscio” per affrontare la vita vera, e avventurosa, che lo riserva.
Un film che parla di libertà, soprattutto psicologica: liberarsi dalle catene mentali che ci siamo autoimposti, cogliere l’attimo e vivere il presente in ogni secondo.
Dovremmo ricordarcene sempre, in tutte le circostanze.


martedì 24 dicembre 2013

La fame del Natale

Quest’anno è particolare e, probabilmente, più triste del solito... almeno dovrebbe. Mi rendo conto che è presto per dirlo, il meglio del Maniero stregato (ovvero casa dei miei, vedi post precedenti) succede il 25. Ora, nonostante la situazione disastrosa in cui mi trovo, riesco ancora a fare ironia.
Voglio parlare di due argomenti che non hanno nulla a che fare ma che ben si sposano nel titolo del post.
Il primo argomento segue il discorso di ieri: autori self. Il secondo ha a che fare con gli uomini, quelli con la u minuscola.
Autori self e fame, nel senso che fanno la fame. Vero, falso, forse? Ho ascoltato recentemente una radio-intervista a un’autrice self abbastanza nota che pubblica periodicamente nuovi libri su Amazon. In questa lunga trasmissione si parlava del vero scopo per cui una persona decide di auto-pubblicarsi e, da quello che è emerso, sembrava fosse per piacere personale, per condividere l’esperienza con i lettori, cosa che l’editoria tradizionale non permette, e mai, dico MAI per il guadagno... perché si sa, un self guadagna poco o niente, se riesce a pagarsi una pizza a Natale è tanto.
Mentre ascoltavo sono rimasta allibita. Diciamocelo, si inizia a scrivere per passione, è così nel 99% dei casi. Ci si cimenta nel bellissimo universo della parola scritta con tanti dubbi e curiosità. Poi, quando l’opera è stata partorita, il cervellino inizia a girare e le speranze a emergere: “E se provassi a mandare il libro a una casa editrice?” “E se diventassi famoso?” “E se il mio figaccione fosse meglio di Edward Cullen?” Da quel punto le strade diventano molte e il prode scrittore novello decide che farne del suo lavoro.
La domanda che emerge su tutte è: perché si decide di pubblicare? Ammetto che alcuni lo facciano davvero solo per passione, per capire cosa ne pensino i lettori del frutto di tante notti insonni, ma c’è di più.
Il vero self, quello che oltre a scrivere si promuove dalla A alla Z, vuole vendere. Punto. Scrive per passione, altrimenti sfrutterebbe meglio il proprio tempo libero, tuttavia desidera vedere i frutti del suo lavoro. Una come me, che ha scritto quattro libri e ora è impegnata sul quinto, non vuole fare la fame a Natale e non si accontenta di una pizza. Scrivere è il mio lavoro e mi piacerebbe vendere abbastanza da mantenermi.
Chi scrive seriamente, self o meno, deve poter percepire un guadagno tale da riuscire a campare. In questo frangente non sindaco sulla qualità dei libri, do per scontato che chi ambisce a tanto sia il primo a fare in modo di creare un prodotto di qualità, qui si parla di pure aspirazioni.
Conosco autori che sfogano la frustrazione familiare scrivendo la sera, dopo altri impieghi, e autori che passano dodici ore al giorno tra scrittura, promozione, editing. Trovo sbagliato far credere che i self siano tutti scrittori improvvisati senza effettive necessità (perché tanto hanno un altro lavoro alle spalle), questa è una visione distorta ed è giusto dirlo pubblicamente: essere scrittori indipendenti equivale ad avere un lavoro vero.
A Natale niente pizza comprata con gli spiccioli, ma un lauto pranzo... promuoversi fa consumare energie!
Restando sulle energie consumate, passo al secondo tema: uomini, o presunti tali. Ma io dico... dove siete Uomini? Che fine avete fatto? Da quando in TV non trasmettono più lo spot della Denim, (per l’uomo che non deve chiedere mai), i veri maschi sono scomparsi.
Care signore, per Natale dovrete accontentarvi di due modelli: l’eterno timido indeciso e l’arrapato cronico impotente. Nel primo caso vi avverto che invecchierete prima che l’esemplare in questione si decida a prendervi per mano; nel secondo vi riempirà la testa di false speranze riguardo alla sua prestanza fisica e, se mai arriverete al momento clou, vi deluderà.
La seconda fame di questo Natale 2013 la dedico quindi ai signori uomini appartenenti alle due categorie sopracitate... più esattamente in questo senso: ragazzi, rassegnatevi a fare la fame, noi abbiamo già la Nutella, non ci serve altro.
Conclusa questa paranoia notturna, che siate autori self o uomini - o peggio ancora autori self uomini – vi auguro BUON NATALE! E spero non mangerete pizza a pranzo.

Ps. Io adoro la pizza e la mangerei anche a Natale! Magari per cena! ;)

lunedì 23 dicembre 2013

Il Natale del plagio

Caro Babbo Natale,
anche quest’anno il giorno si sta avvicinando e io avrei una lunghissima lista di cose da chiederti. Potrei fare un elenco di oggetti fisici come cellulare, lavatrice, divano etc., oppure di richieste affettive, ma preferisco chiedere qualcosa di più particolare.
Nel 2013 sono stata brava, professionalmente parlando. Mi sono impegnata tanto per promuovere oltre ai miei libri, le opere di tanti autori self, persone meritevoli che hanno deciso di diventare scrittori senza casa editrice alle spalle. A gennaio, quando assieme a due care amiche ho fondato la mia associazione culturale, nessuno aveva pensato a una cosa simile alla nostra, ovvero creare una selezione dei libri indipendenti di valore. Adesso, caro Babbo Natale, stanno spuntando come funghi gruppi similari ma fatti male, gruppi che invece di servire allo scopo, venire incontro alle esigenze dei lettori e, al contempo, promuovere gli autori, creano l’effetto opposto: fanno di tutta l’erba un fascio con poca professionalità e il puro intento di guadagnare.
Potrei farti una lunga lista di questi gruppi, dirti come sia chiaro il loro intento e di come gli autori non se ne rendano conto. Potrei darti un elenco di pagine Facebook e di trailer con presentazioni orripilanti. Purtroppo non posso, da questo punto di vista ho le mani legate... ma tu sei sopra di tutto e vedi ogni cosa, quindi conosci già i loro nomi.
Mentre io ho cercato di fare tutto alla luce del sole, investendo tempo, fatica e risorse personali, questi sono gruppi non meglio definiti. Non fanno altro che portare la figura del self sempre più in basso, senza alcuna tutela. Caro Babbo, questo non mi piace. Bisogna valorizzare questi autori, non fargli perdere un’identità in mezzo a mille gruppi fittizi legalmente non riconosciuti. Purtroppo tanti non se ne accorgono, non capiscono che per un briciolo di visibilità in più il loro nome viene associato ad altre opere di scarsa qualità, ottenendo infine l’effetto opposto.
Ecco. Caro Babbo Natale, io vorrei che il 2014 non fosse un anno del plagio, vorrei che nascessero associazioni, cooperative o attività commerciali con il VERO scopo di aiutare gli autori self e non gruppi non definiti e arrancati che lavorano con competenze nulle. Lo so, è una richiesta grossa visto che siamo in Italia, visto che l’imbroglio o il “guadagno facile” è insito nelle nostre menti... ma ci provo comunque. E se proprio fermare questi individui non è possibile, allora ti prego, metti un po’ di sale in zucca a chi li segue!

domenica 15 dicembre 2013

Deliri notturni: voglio superare quel confine

Ore 04.10. Sono ancora sveglia dopo aver guardato tre diversi telefilm, i finali di stagione di alcune serie che seguo. Eh già, tra poco è Natale, tra poco finirà questo 2013. Ultimamente non riesco mai a prendere sonno prima delle 3 di notte. Ci ho provato, giuro. L’altra sera a mezzanotte ero a letto... e per le due ore successive mi sono rigirata tra le coperte. È un periodo strano questo, un momento in cui mi sento inerme e faccio di tutto per mantenere la situazione sotto controllo. Aspettare le ore piccole, ogni sera, mi dà l’impressione di poter dominare la mia vita, credo.
Troppi progetti iniziati, troppi problemi, troppi litigi. Tutto si è accavallato in un trantran dispotico che non mi lascia respiro. È una situazione strana, non si tratta di mancanza effettiva di tempo, più che altro è stress psicologico: la costante sensazione che da un momento all’altro tutto crollerà... il mondo mi precipiterà addosso e nessuno si prenderà la briga di impedirlo.
Nella vita le parole contano molto poco. Servono fatti concreti, atti pratici. Io e il mio mondo siamo qui, in bilico, ad aspettare le 3 di notte. Anzi, ormai potrei dire le 5.
Se non altro la veglia porta creatività. Le idee prendono forma nel buio, fluttuano come densa nebbia e si condensano al mio fianco. A volte sono tanto tangibili da farmi credere di aver superato il confine tra reale e irreale. Ma è questo il bello degli artisti, no? Quel briciolo di follia che rende l’ordinario eccezionale.
Una cosa è certa: non mi stupirei se i miei deliri prendessero forma concreta.


Varcherei quella soglia senza voltarmi indietro.

martedì 3 dicembre 2013

Nero Assoluto - brano

Il cielo soleggiato del mattino divenne plumbeo. Sofia alzò gli occhi al campanile che svettava nella foschia come un’ombra lugubre. In quel luogo tutto ebbe inizio, e i sentimenti che le procurava erano molto complessi. Nella sua testa lottavano pensieri passati e presenti, emozioni che non poteva più controllare. Amore e odio si alternavano in una danza serrata, lasciando spazio a un’unica verità impellente: paura. Più le ore passavano, più il panico la tormentava, quasi quegli otto secoli non fossero minimamente pesati.
Inforcò gli occhiali da sole e coprì la bocca con il foulard di seta che le circondava il collo. Il suo passo si fece più veloce; scivolò tra i passanti come uno spirito invisibile, schivando con grazia le anziane signore che arrancavano uscendo dalla funzione religiosa. Voleva andare a casa, nell’unico luogo vagamente familiare per lei. Aveva rimesso piede in quella vecchia villa a due piani da un paio di mesi, dopo essere mancata per oltre un anno. I vicini in quella zona non facevano domande, osservavano da lontano e, se per caso diventavano improvvisamente curiosi, era facile tenerli a bada. Ma non erano di certo i vicini a preoccuparla, sapeva perfettamente chi l’aspettava oltre l’uscio. Dargo diventava ogni giorno più tangibile e il momento che pareva così distante stava per giungere.
Passato ponte San Francesco, s’infilò in un vicolo laterale, al riparo da sguardi indiscreti. La pavimentazione da asfaltata si trasformò in un ciottolato, sassi irregolari che le impedivano di mantenere il ritmo con i tacchi che portava. Imprecò tra sé e sé e proseguì imponendosi il silenzio.
“Cosa sei disposta a fare per me?”
Quel pensiero emerse di colpo: la frase che l’aveva condannata.
“Che cosa vuoi ancora?”
“La tua anima. Sì, mi prenderò la tua anima, sarà mia per sempre. Me lo devi.”

Nero Assoluto

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mercoledì 20 novembre 2013

E se i gatti iniziassero a parlare?

video
Mentre prendevo un treno stregato con J. K. Rowling, la mia gatta, Nega, ha iniziato a parlare. Ovviamente si tratta del sogno di questa notte e, per essere precisi, il treno non era stregato alla Harry Potter, ma aleggiava soltanto una strana forma di energia che faceva impazzire i passeggeri... e dal finestrino c’erano oggetti volanti non identificati, tipo un’enorme bottiglia del latte Granarolo cavalcata da due uomini, cosa che ho scoperto in seguito essere una trovata pubblicitaria. Ma ritorniamo ai gatti.
A un certo punto del sogno, nella carrozza è entrato un idiota con una palla di pelo in mano, quest’ultima si è puntata contro un’altra palla di pelo all’interno del vagone, creando il caos. Io, da gattofila quale sono, mi sono buttata nella mischia per separarle e, per punire l’uomo imbecille, gli ho piantato una lima per unghie nelle chiappe XD. Ok, ok, arrivo al punto. Poco dopo è apparsa la mia gatta, anche se al momento è più la gatta di mia mamma vista la distanza, Nega. Ho iniziato ad accarezzarla e lei a stiracchiarsi pancia all’aria, come al suo solito. Tuttavia c’era un elemento estraneo: delle mini scarpette da ginnastica alle sue zampe. Dopo aver chiesto a mia madre spiegazioni - risposta: “Mi piacevano tanto e gliele ho comprate” - la micia ha iniziato a parlare. Prima un timido sì alla mia domanda, poi discorsi via via più complessi. Assomigliava a un bambino di tre anni. Lì per lì sono rimasta perplessa (chissà perché!), poi la cosa ha iniziato a piacermi. Lei si divertiva a prendere in giro un’altra gatta sul treno che, essendo poco evoluta, non poteva parlare.
Stamattina, mentre mi alzavo pigramente e andavo al bagno, ho ripensato al sogno e mi sono posta un grande interrogativo: e se accadesse davvero? Se i nostri amici gatti iniziassero a parlare sarebbe un bene o no?
Immaginate la scena: il loro carattere e l’aria di superiorità unita alle parole. “Ehi tu, pezzente di un padrone, quanto devo aspettare per avere la mia pappa? A forza di strusciarmi mi sembra di essere una cagna!” oppure “Pensi che mi diverta a guardarti mentre espleti i tuoi bisogni fisiologici? In realtà me ne sto qui soltanto per vedere un essere inferiore durante un momento di debolezza”, o ancora: “No, imbecille, gratta più su! Quante volte ti ho detto che mi piace sul muso e non sulla coda?”
Non lo so... forse far parlare i gatti non sarebbe una grande idea. Voi cosa ne pensate? XD


Ps. È uscito il mio nuovo libro su Amazon, Nero Assoluto (vedi link a lato della pagina), ma non ha nulla a che fare con i gatti parlanti... in ogni caso compratelo! :D

lunedì 11 novembre 2013

Tri...

Traumi e società "moderna"

Wikipedia definisce il trauma come un "danno" subito dalla psiche a seguito di un'esperienza critica vissuta dall’individuo.
Quanti traumi subiamo davvero nella nostra vita?
Provate a pensarci: il primo immenso trauma è la nascita. Abituati a un luogo caldo e confortevole, dobbiamo fare una fatica immane per “sopravvivere” alla nascita. Piombiamo in un posto freddo, duro e inospitale. Primo trauma.
Ne segue una quantità infinità... piccole cose che da adulti non ci degniamo nemmeno di considerare un problema, ma che per un bambino sono una vera sofferenza. Lo spintone di un compagno di scuola, il senso di abbandono se un genitore è poco presente, l’inadeguatezza provata di fronte a un rimprovero ingiusto. Un bambino non possiede le “armi” per comprendere ciò che per un adulto è chiaro e, forse, banale.
Cresciamo portandoci dietro una moltitudine di ferite più o meno grandi che nascondiamo sotto a molti strati. Spesso le celiamo così bene da dimenticarcene completamente. Così succede che quando, nella vita adulta, viviamo una situazione similare, proviamo un disagio profondo, senza capirne il perché. Chi potrebbe mai pensare di essere inconsciamente arrabbiato con la propria madre perché venti o trent’anni prima non ci ha consolato dopo una caduta per terra?
Ovviamente ci sono anche i traumi subiti in età adulta: decisamente più identificabili e altrettanto più complessi da superare.
Ma non è della modalità per guarire dai traumi che voglio parlare, piuttosto dell’effetto che hanno sulle persone.
Tutti, chi più chi meno, abbiamo vissuto esperienze traumatiche, e ho notato che la soluzione per tante persone sta nell’ignorarle. In un mondo dove analisti e psicologi sono ancora un tabù, l’italiano medio preferisce chiudere tutto dietro una porta blindata. Perché essere considerati “matti” è peggio del trauma stesso.
Viviamo in un paese in cui esternare emozioni autentiche è segno di debolezza. Dove essere considerati con qualche rotella fuori posto, è peggio che venire rapinati e pestati. Preferiamo ragionare con la testa e non con il cuore. Sopprimiamo il nostro inconscio e tutti i messaggi che ci dà. Chiudiamo dietro un velo di razionalità tutti i fenomeni inusuali che ci capitano e poi, per sfogare il senso di frustrazione, ci bombardiamo di film e letteratura fantastica. Piuttosto di vivere il “magico” che c’è in noi, lo sorbiamo in grandi quantità da chi ce lo propina per soldi.
E pensare che basterebbe scollegarci per un secondo... staccare la spina del cervello e ascoltare il nostro corpo. Possediamo questa inesauribile fonte d’informazione e di ricordi e ci ostiniamo a non usarla. Consideriamo il corpo solo come uno strumento per muoverci e vivere... non per comprendere i nostri disagi e i sentimenti più profondi. Eppure nel corpo c’è tutto. Mentre la mente esamina e trasforma, nel nostro fisico ogni cosa è registrata indelebilmente. 
Ed ecco che invece di struggerci sul “mi piace o no quella persona”, potremmo semplicemente “ascoltare” cosa ne pensa la nostra pancia e il nostro petto. C’è una fitta improvvisa? Ci sentiamo male o proviamo leggerezza? Piccoli segni che fanno la differenza.
I traumi cristallizzati sulle nostre cellule potrebbero sciogliersi in un soffio, se solo ci permettessimo di “guardarli”. Ma essere “normali” è più importante. Non essere giudicati la priorità.

Allora dimentichiamoci di tutto, ritorniamo nel nostro circolo vizioso e nelle nostre incessanti lamentele, perché in fondo apparire è più importante di essere.

martedì 29 ottobre 2013

Nero Assoluto

È con grande piacere che vi presento il mio nuovo "figlio": Nero Assoluto.


Visitate il sito http://www.neroassoluto.it/ per scoprire news, data di uscita e curiosità varie! Sulla mia pagina PDF EBOOK FREE troverete il prequel: Ladri di anima.
Buona visione e buona lettura!
Ci vediamo a Lucca Comics! ;)

lunedì 28 ottobre 2013

Lucca Comics & Games 2013

Anche quest'anno non posso mancare!
Mi troverete allo stand SELECTED SelfPublishing assieme ai miei libri TRI!
Vi aspetto con tanti gadget e omaggi! :)



giovedì 24 ottobre 2013

Piovono figli

Sono quindici giorni che faccio sogni inquietanti. Oh no, non parlo di mostri orridi che escono dall’armadio, parlo di pulizie e ristrutturazioni. Sogno di pulire, rassettare, togliere ragnatele e, ultima chicca, mettere carta da parati. E qui ci va un consiglio generale per tutti: la carta da regalo Ikea NON è carta da parati. Inutile incollarla sui muri, prima o poi diventerà a strisce. Ebbene sì, anche questo faceva parte dell’incubo: tanta fatica per nulla.
Credo che questi sogni abbiano un duplice significato, se non triplice. Da un lato il mio desiderio di rinnovo interno, cambiamento, dall’altro la consapevolezza che senza smantellare il vecchio non posso modificare lo stato attuale. Inutile coprire le crepe con la carta, giusto? A tutto questo si aggiunge la cornice, fatta dalle persone che mi circondano, ma il fulcro resta sempre la famiglia di origine. Nel sogno di stanotte, infatti, arrivava mio papà a sistemare il disastro sui muri, un uomo solido e concreto.
Credo che il triplice significato sia proprio l’esigenza di avere qualcuno al mio fianco di solido, che riesca a porre un freno alla mia alitante fantasia euforica (carino alitante come termine, mi si addice). Che mi sostenga e mi comunichi questo messaggio: svolazza pure quanto vuoi, ti prendo io se cadi. Sullo svolazza mi soffermerò un’altra volta perché, come sapete bene, io ho la fobia delle farfalle e la cosa sconvolgente è che nell’ultimo mese continuo a disegnarle.
Ritornando all’uomo solido... il desiderio c’è, ed è inappagato. Ma anche questo fa parte del mio percorso di crescita. Il destino continua a dirmi: eh no, ciccia, lo vuoi capire che devi farcela da sola, sulle tue gambine?
A quanto pare mi sta mettendo alle strette e questa è la mia grande prova.
Ebbene, Universo, tu non sai con chi hai a che fare! (risata demoniaca)
Mi lasci sola e disperata con esclusivamente carta e penna (o computer e word)? E io ti scriverò un altro libro.
Ok, lo ammetto... tutto questo preambolo è servito per dirvi: cari Amici! Ho il piacere di annunciarvi una novità! No, non sono incinta, il titolo non ha a che fare con questo. Non mi avete letto molto ultimamente perché stavo finendo il mio nuovo romanzo: NERO ASSOLUTO.
E forse il fatto che il libro parli di sogni inquietanti non è da sottovalutare! Ho creato un incubo e l'ho reso così reale e affascinante che lo sento farmi compagnia tutte le notti...

Presto news! ;)

Ps. Il titolo in realtà c’entra con la prima parte di sogno, ma per questo chiedete al mio ex! XD

lunedì 30 settembre 2013

Ebraim...



“Non mi aveva mai preparato a essere un figlio, né mi aveva dimostrato cosa fosse un padre, però mi aveva insegnato a essere un Re.”
Ebraim Eldanár Raliel - TRI

(Ebook ancora in offerta fino a domani!)


venerdì 27 settembre 2013

TRI



"... un bacio morbido, leggero, in cui poter sentire il sapore della sua pelle, il suo calore. Non so per quanto tempo rimanemmo così, godendo di quell’istante infinito, sfiorando appena le mani l’uno dell’altra con il cuore in gola e la sensazione che non ci fosse nulla di più bello al mondo."


giovedì 26 settembre 2013

Offerte libri settembre

TRI - Capitolo primo: La Profezia:
Ebook in offerta su Amazon fino al 30/09!
Tutti i cartacei in offerta sullo store Youcanprint: usa il codice LETTOREFELICE per acquistare i libri cartacei con il 30% di sconto!

Buona lettura! :D

mercoledì 18 settembre 2013

La bilancia della parità

Qualche decina di anni fa il rapporto tra uomo e donna era semplice quanto ingiusto: le donne carine trovavano marito con facilità, le altre si accontentavano. L’uomo, bello o brutto che fosse, sceglieva la donna in base all’aspetto e alla ricchezza, e a lei, lusingata soltanto per pochi mesi, aspettava una vita di figli e fatiche. Sfornare figli, pulire e dire sempre e solo sì, a qualunque ingiustizia o angheria. Questo era il ruolo della donna, un tempo. In quanto agli uomini, a loro spettava solo lavorare. Se non trovavano più la moglie affascinante, potevano avere una o più amanti. Punto, fine delle storie.

Al giorno d’oggi, con l’emancipazione economica delle donne, i ruoli sono cambiati. La donna sceglie, non l’uomo. I parametri non sono più o non sono soltanto la ricchezza, una buona famiglia o le capacità intellettuali, un fattore sempre più di rilievo è l’aspetto fisico. C’è una sorta di parità tra i sessi: entrambi cercano un partner attraente. Poi, sul significato della parola attraente si potrebbe disquisire per giorni, ma resta il fatto che, per quanto donna o uomo possano essere colti e interessanti, difficilmente si riesce a passare sopra alla “bruttezza”.

L’uomo è costretto, e dico costretto perché sono ancora pochi quelli che lo fanno per piacere personale, a curare il proprio fisico, andare in palestra, scegliere un look accattivante e magari usare un buon profumo. La donna, d’altro canto, secondo le regole dalla moda e degli uomini, si fa bella passando tra le mani dell’estetista, dalla parrucchiera, dal personal trainer e così via.

Le coppie funzionano per una sorta d’inspiegabile alchimia nella quale la bilancia deve stare sempre al centro: tu fai questo per me e allora io faccio questo per te. Vuoi un figlio? Bene, in cambio voglio una casa. Vuoi andare in ferie lì? Ok, allora il prossimo anno sceglierò io il posto... e così via. Da, uomo comanda donna esegue, si è passati a: facciamo un compromesso.

Ma sarà poi vera questa parità? Oppure ancora una volta gli uomini fanno credere alle donne quello che vogliono? Diciamocelo, le donne sono stupide. Si sono adeguate a un canone di bellezza dettato dai maschi e che continua a farle soffrire. Perché un uomo con la pancia e le rughe ha fascino e una donna invece è da buttare? Perché le femmine devono subire ogni settimana estenuanti cerette o altre cure dolorose mentre il massimo che fanno i maschi è andare a tagliarsi i capelli?

Rispetto a cinquant’anni fa le cose sono cambiate tantissimo, ma un concetto resta identico: la donna continua a soffrire, l’uomo no.
Forse il problema delle donne è uno solo: sono talmente brave a soffrire e a sopportare da darlo per scontato... 
Donne! Smettiamola di dire NO ai grassi saturi! Mangiamoci un vaso di Nutella e restiamo con le gambe pelose e, soprattutto, mandiamo a quel paese gli uomini che non ci vogliono così!


giovedì 12 settembre 2013

Qualcosa di bello

La vita ci stupisce sempre, costantemente. Nulla accade come lo abbiamo immaginato, pensato, sperato. E niente arriva nella maniera che vorremmo. A volte può capitare, ma di solito non è così.
Sono stata un po’ assente da questo blog perché nell’ultimo mese e mezzo la mia vita è stata stravolta. Prima con la malattia di mio padre, poi con problemi economici e infine con grandi rotture: persone che avevo vicine da una vita se ne sono andate per sempre. Si dice che quando si arriva a toccare il fondo non si possa fare altro che salire... io ero solita dire: si può sempre scavare. Invece la vita, per una volta, mi ha riservato cose inaspettatamente belle.
Forse questa felicità durerà un battito di ciglia, forse per sempre, non mi è dato da sapere, ma voglio godere del momento. Voglio assaporare la scrittura del mio nuovo libro pagina dopo pagina, i progetti in corso e quelli che forse partiranno a breve. E poi, soprattutto, desidero tenere vicino al mio cuore una persona che ho avuto la fortuna di conoscere. Un caso, una coincidenza, o forse il destino. Sta occupando tutti i miei pensieri, ogni secondo in cui la mia mente vaga libera. Non saprei definire se si tratti di amore, ma non importa. È un istante prezioso e felice, e non voglio perdermene nemmeno un frammento.

A volte, improvvisamente, accade qualcosa di bello.


venerdì 30 agosto 2013

Fire


"A distanza, in mezzo al nulla, un fuoco. Il nulla divenne immagine, mutò fino a darmi la parvenza di uno spazio fisico: la notte, la terra e un falò acceso, nient’altro."


venerdì 23 agosto 2013

Meglio self che male accompagnati

Oggi parliamo di Shadowhunters, saga che, grazie al film in prossima uscita, sta scalando tutte le classifiche di vendita. Ho deciso di acquistare, o meglio, farmi regalare, il primo libro, Shadowhunters - Città di ossa, da mia madre, in un gesto impulsivo dopo averlo visto in offerta al centro commerciale. Se guardo prima il film, di solito non leggo più i libri, è più forte di me, amo la sorpresa e, se conosco la trama a priori, non c’è gusto, soprattutto visto il finale terribile del primo libro.

Il primo libro parte lento e, a mio avviso, con delle scene ingarbugliate e poco credibili ma, una volta preso il ritmo, non si riesce più a staccarsi dalle pagine. Ho divorato il primo in due giorni e poi, presa dallo sconforto (visto che era domenica), mi sono catapultata in libreria a cercare il secondo. Ho recuperato una versione vecchia di Città di cenere e l’ho praticamente bevuta in 24 ore, odiando ancora una volta Cassandra Clare per il finale terribile: bisognerebbe bastonare la donna solo per le chicche che riserva nelle ultime pagine. Oggi sto leggendo il terzo, Città di vetro, recuperato in biblioteca.
Premetto che, come si comprende leggendo sopra, la storia mi piace ed è diventata una specie di droga, ma non voglio disquisire su questo. Parliamo invece dell’editing scandaloso, anzi no, direi VERGOGNOSO, che ha fatto Mondadori.

Io sono una scrittrice self, questo significa che alle mie spalle non ho una casa editrice e uno stuolo di editor pronti ad aiutarmi. Io sono sola. Nella travagliata nascita dei miei libri ho sempre cercato di migliorare, ho fatto editing dopo editing per correggere tutti i refusi, fino all’ultimo, realizzato da un professionista, per scoprire le imperfezioni mancanti. Immagino che non sia completamente perfetto, come qualunque altro libro, è impossibile correggere tutto, qualcosa sfugge sempre. Da quando leggo, indipendentemente dalla casa editrice, un certo numero di refusi c’è sempre, magari due e tre, ma ci sono. Mondadori, in Shadowhunters, ha fatto un lavoro scandaloso... anzi, secondo me non l’ha proprio fatto.
Qui non si parla di due o tre refusi, ma di errori colossali: grammatica scorretta, punteggiatura errata, maiuscole dove dovrebbero andare minuscole e viceversa, frasi scritte in corsivo senza senso, parole urlate scritte in maiuscolo (???), per non parlare di accenti sbagliati e, ovviamente, di una quantità indecente di refusi.
Il congiuntivo non esiste. Nel libro che sto leggendo ora, di cui sono circa a metà, avrò contato almeno dieci frasi con tempo verbale errato... e probabilmente tante mi sono sfuggite.

Facciamo presto a dire: i giovani non leggono e non conoscono l’italiano... dovrebbero leggere di più. Ma se i giovani leggono Shadowhunters, visto che il target è adolescenziale, cominciano a credere che questo sia l’italiano. Non bastano chat e telefonini a rovinare la loro grammatica, possiamo ringraziare anche Mondadori!

Per SELECTED SelfPublishing ho letto libri self che non avevano nemmeno la metà degli errori di Shadowhunters, errori, tra l’altro, imputabili unicamente alla casa editrice italiana; tali libri, prima di ottenere il marchio “book approved” sono stati editati e corretti. Shadowhunters non passerebbe “l’esame”.

Da self ho sempre faticato per correggere i miei errori, vergognandomi ogni volta che qualcuno scovava un refuso, non dirò frasi tipo: “Giacché Mondadori fa così, me ne frego anch’io”. No, io sono FIERA di non fregarmene: amo scrivere e mi piace migliorarmi. I miei libri non sono perfetti, forse all’interno troverete ancora qualche frase scorretta, ma posso ammettere di fare costantemente del mio meglio.
Mondadori, nonostante la sfilza di professionisti al suo servizio, ha avuto la faccia tosta di pubblicare uno schifo (e ribadisco, non per la storia ma per l’editing), una sorta di bozza non riletta in cui le ripetizioni di termini e gli errori si riscontrano in ogni riga.

Questa è l’editoria italiana... complimenti! Meglio restare self e continuare a scrivere per passione.

domenica 18 agosto 2013

Tocco...


"...non c’era nulla all’infuori di lui, delle sue labbra, del tocco delle sue mani. La resistenza cessò quasi subito e, al suo posto, divamparono sentimenti insoliti e contrastanti. Lo desideravo e mi sentivo in colpa per questo. Volevo che quell’attimo non finisse, bramavo il contatto con le sue braccia, il solletico dei capelli sulle guance, anche se sapevo di doverlo interrompere."


domenica 4 agosto 2013

Amore

Amore, con la A maiuscola. Quante delle coppie che esistono si amano davvero? Quante sono convinte di amarsi, anche se non è così?
Il bisogno che abbiamo dell’altro si mimetizza molto bene da sentimento, ed ecco che il desiderio di avere qualcuno al proprio fianco si trasforma in amore. Quando qualcosa nella nostra vita si modifica, e dell’altro non abbiamo più necessità, magicamente il sentimento svanisce.
Perché accade questo? Non possiedo una verità divina, non sono in grado di capire la gente, ma amo riflettere e trarre insegnamenti dal mio stesso comportamento. All’apparenza sono una persona che non accetta critiche, il mio spirito difensivo e polemico tende ad aggredire chi mi fa notare gli errori... ma poi penso, a volte troppo.
Ho trentaquattro anni e mi sento sola. È un’innegabile realtà. Ho una vita economicamente instabile, devo badare a tutte le mie necessità completamente da sola e, a volte, mi manca una figura maschile, un punto di riferimento, un “appiglio” in caso di bisogno o, più semplicemente, una persona che possa darmi un gesto di affetto, che possa abbracciarmi quando sto male.
Non c’è nessuno del genere nella mia vita e troppo spesso mi manca.
È in situazioni come questa che l’Amore si confonde con il Bisogno. Ho bisogno di qualcuno da avere vicino, allora una parte della mia testa mi fa credere di amare. E credo che sia in un fattore simile che molte coppie incappano. Le più fortunate alla fine s’innamorano davvero e il Bisogno trova il giusto coronamento; altre coltivano solo quella necessità e spesso vivono infelici, senza senso di appagamento. Ingannare il proprio inconscio lascia il tempo che trova.
Io possiedo un inconscio molto forte e presente, pressante oserei dire, uno di quelli che non ti dà mai un contentino. In questo momento della mia vita è particolarmente forte e mi manda un messaggio tipo: “Brutta cretina, lo sai perfettamente che non è di un uomo che hai bisogno, tu devi soltanto credere in te stessa.”
E così resto sola. Per quanto cerchi qualcuno, anche attraverso infimi mezzi come siti d’incontri, non trovo mai una persona degna di nota. Posso iscrivermi a mille corsi, incontrare tanti ragazzi interessanti, ma senza concludere nulla.
Grazie inconscio, grazie davvero di darmi questa fantastica lezione di vita!
La sostanza è questa: fino a quando non vorrò un uomo per complemento e non per necessità, fino allora non lo troverò. Della serie, rimboccati le maniche e smettila di frignare.
Presumo che altri non abbiano un inconscio così forte, oppure che si limitino a non ascoltarlo. Trovano un uomo/donna come ripiego o, se non lo trovano, incolpano il destino avverso o il fatto che gli uomini/donne siano tutti stronzi. Ammetto che spesso sfoghi simili sono usciti anche dalla mia bocca, lasciando un gusto amaro sul palato.
In questo momento sono a casa dei miei, nella mia vecchia cameretta. Mio padre entrerà in ospedale domani per una brutta operazione, cosa che fino a oggi sapevano poche persone, e io mi sento infinitamente sola. Non credo ci sia un campo nella mia vita che, in questo momento, funzioni a dovere, ma mi resta sempre quella parte di me che non mi abbandonerà mai: la parte spirituale, quella che amo chiamare sé superiore. Oh no, non parlo di Dio, non so nemmeno se ci credo in Dio, ho una visione di vita e di morte decisamente diversa rispetto la maggior parte della gente. Quello a cui mi riferisco è un pezzetto della mia anima che vede e sa tutto, compreso l’insegnamento che devo trarre da questa vita.
Beh, quando sono così sola, mi affido a quella parte. Non sempre ci riesco, sia inteso, spesso mi lascio andare a una mera depressione. Ma quando ce la faccio, allora è bellissimo e mi sento perfettamente completa... senza uomini e senza un surrogato di amore, ma con un Amore vero, puro e infinito quanto l’universo.
Buona domenica a tutti.

martedì 30 luglio 2013

Si nasce “imparati”?

Qualcuno crede di essere nato “imparato”, questa è una triste realtà. Ti capita di imbatterti in gente supponente che sfoggia un vocabolario forbito, dando sfoggio d’intelligenza e cultura. Dalle mie parti c’è un simpatico detto per descrivere tali persone: “Ti ga na sbatòéa”.
Anche se questo post si adatta simpaticamente a vari campi, la mia critica va in particolare al mondo della letteratura. Al giorno d’oggi chiunque può aprire un blog e scrivere. Può raccontare di tutto e, con un po’ di gusto e grafica, può far passare il suo progetto come professionale. È qui che iniziano i guai.
Quando la gente crede che tu sia professionale, dà fiducia alle tue parole, le beve come oro colato. In quel momento, un sito qualunque scritto da un Signor Anonimo diventa un’arma.
Che cosa succede se questo inizia a criticare gli altri? Semplice, la gente gli crede. Ora, tutto questo è internet... un fenomeno che non si può in alcun modo fermare. Per quanto t’impegni, per quanto cerchi di migliorare, sempre e in ogni situazione spunterà un presunto saccente con la pretesa di stroncare il tuo lavoro. Una sorta di legge di Murphy.
Inutile arrabbiarsi, inutile puntare i pugni o, ancora peggio, provare a controbattere. Il presunto letterato la spunterà comunque, lui ha anni di esperienza! No... non nel settore, ma nel modo di fregarti!
Tuttavia, le piccole vendette arrivano comunque, basta saper aspettare. Prima o poi, il nato “imparato” commetterà un errore, un piccolo e semplice fallo che ti farà comprendere la sua pochezza. E allora ti renderai conto che non vale nemmeno la pena di perdere tempo a infierire, farai quattro risate e continuerai a essere fiero del tuo lavoro. Sul serio, non per finta.
Detto questo, concludo con un semplice pensiero: non credete al bianco o al nero, guardate le sfumature di grigio, là c’è la verità!

lunedì 22 luglio 2013

TRI



“Sacerdoti, non mi sono mai piaciuti, non li capisco proprio: perché perdere tempo in inutili riti quando la magia è così immediata.”
Zora - Tri - Capitolo primo: La Profezia


domenica 21 luglio 2013

Punto e a capo

Punto e a capo, dopo aver fatto due conti. È una cosa giusta, anche se inizialmente potrebbe non sembrare così. Cosa sto farneticando? Sto semplicemente tirando le somme dell’ultimo periodo della mia vita, in particolare dallo scorso settembre a oggi. L’anno passato ho fatto dei grandi cambiamenti e ho iniziato ad assestarmi su un nuovo stile di vita, negli ultimi mesi questi cambiamenti sono arrivati all’apice e ora stanno seguendo una serie di rotture.
Se fino a pochi giorni fa ero depressa e preoccupata, adesso mi sento molto meglio. Quando qualcosa non funziona, è inutile ostinarsi a rattopparla per continuare a tenerla con sé, prima o poi si romperà di nuovo.
Sto vivendo questo luglio come il mese del “vecchio che finisce”, intendo riposare ad agosto e ricominciare in forma a settembre. Purtroppo, quando qualcosa finisce c’è sempre tristezza ma, invece di essere triste, voglio sfruttare questo momento in modo costruttivo. Mi sto rendendo conto che da settembre ho iniziato a circondarmi di persone completamente sbagliate per me. Queste persone mi hanno deluso, tuttavia, come sempre accade in questi casi, non è colpa loro... loro sono fatti così, non sta a me cambiarli. Non erano compatibili con me fin da principio. Erano “grigi” e io li vedevo “bianchi”, ho disperatamente tentato di far diventare quel “grigio” il “bianco” che credevo... ma niente. Sono rimasti “grigi”. A me questo stato non va, non è affine con il mio modo di essere, tutto qui.
Ma come si dice, quando si chiudono delle porte, si aprono dei portoni e proprio ieri sera ho incontrato tante persone “bianche”, di un “bianco” splendido. Un nuovo inizio? Forse. Di certo ho intenzione di tagliare i ponti con tutte quelle persone o tutte quelle situazioni che fanno diventare anche il mio “bianco” più sporco.
Non sono perfetta, il contrario. Sono una persona piena di difetti e con un carattere orribile da certi punti di vista. Ho dei lati belli e dei lati brutti. Sono fatta così. Ma se per piacere a qualcuno di “grigio” devo intaccare il mio “bianco”, allora è meglio chiudere subito.
Queste ultime settimane lo hanno reso molto evidente. I rapporti funzionano finché c’è dialogo, se una persona si trova a parlare da sola verso più muri, significa che si è circondata di “amici” sbagliati.

Punto e a capo, si ricomincia! :)  

giovedì 11 luglio 2013

Essere eroi...

Ultimamente faccio una gran fatica, mi sembra che tutto sia pesante e difficile, ma non è solo una sensazione, è davvero così. La vita non è facile, la vita è una sfida. D’altronde non nasciamo per questo? Per imparare, per migliorare, per crescere, per evolverci. Se fosse tutto facile, come potremmo imparare?
A volte, però, è troppo difficile e mi verrebbe voglia di premere il pulsante off. Crei una cosa bella e tutto si mette contro di te. Finisci di fare qualcosa di appagante e qualcuno te lo smonta. Esegui un lavoro e non vieni pagato. Vivere ogni singolo giorno, raccapezzarsi tra lavoro, casa, bollette, affitto e tutto il resto... sembra più un incubo che un’esperienza di vita.
In giornate come questa, mi dico che sono brava, che ce la sto facendo: anche oggi non mollo, non me ne vado. Nonostante tutto resto e non mi arrendo. Perché spesso è tutto lì il concetto: non si tratta di vivere, ma di non arrendersi.
Sarebbe tanto facile lasciare tutto, tornare al punto di partenza con un’esperienza in meno. Credo si possa paragonare a un esercizio fisico. Devi fare quaranta ripetizioni e alla trentesima non ce la fai più... arrivare a quaranta diventa una sfida, ma sarebbe così bello e facile smettere a trenta.

“Le farò domani, un’altra volta.”

“Lo farò in un’altra vita.” Cambia poco.

Oggi sono ancora qui e mi sento un eroe. Un eroe stanco.

lunedì 1 luglio 2013

TRI

"In un altro mondo, in un’altra vita le nostre anime si ricongiungeranno, questo posso promettertelo.”

Morire vecchi

E poi ti ritrovi in un letto, con un catetere piantato in corpo e un armadio beige davanti. È questa la fine che fanno i vecchi, o almeno una buona parte. 
Vivi la tua vita e, se sei fortunato, t’innamori, non sempre però; a volte ti scegli un partner soltanto per non passare la vecchiaia da solo: speranza inutile. Cresci, maturi, lavori, ti spacchi la schiena, litighi, fai figli... e invecchi. La vecchiaia è inesorabile, come le tasse.
Gli anni passano e cominci a vedere la pelle che cede, le braccia che diventano una specie di vela e la faccia che cola verso il basso. Non puoi più salire una scala senza avere il fiatone o camminare troppo a lungo. Ti sembra che il mondo vada avanti veloce mentre tu resti immobile, sospeso nel tempo.
I giornali sono scritti troppo in piccolo e non capisci come funzionino tutti quegli aggeggi tecnologici da cui i nipoti non si scollano mai. Ti dicono: “È facile, prova”, ma tu sai già che dopo due secondi dalla spiegazione dimenticheresti tutto.
Non vai più in ferie perché il pensiero costante è: “E se mi sentissi male?”. Niente mare, niente montagna. Soli in città, nel mini appartamento popolare. Vedi gli alloggi a fianco al tuo svuotarsi; vecchi come te che vanno in ospedale per un malore e non tornano più. Senti le urla oltre i muri, badanti arrabbiate e figli alterati. Sai che accadrà anche a te, ma quel momento pare sempre lontano.
Poi il tuo partner muore. All’ultimo ricovero cede, si lascia andare, e ti lascia andare... andare verso la vecchiaia, senza nessuno vicino.
Arranchi, sopravvivi, lotti con il tuo corpo.
Comprare il pane all’angolo diventa un dramma, un’operazione angosciosa, e la stanchezza non ti dà scampo. Ti lasci andare, resti sul divano, incarichi i figli.
“Prendi la pensione. Vai a fare la spesa. Pulisci la casa.”
Ogni azione è inutile e vuota. Anche ingoiare le medicine non ha molto senso. O forse l’aveva, ma tu l’hai ignorato.
Ora sei lì, in quella stanza vuota. La vecchia al tuo fianco agonizza e brontola, giorno e notte. Non senti più le gambe, non riesci a usare il braccio sinistro e il destro non arriva dove vorresti. Non ti alzi e non vai nemmeno al bagno. Non riesci a controllare neppure i bisogni primari e ti senti sporco e debole. Ti odi, perché la testa funziona, è l’unica cosa che ancora va bene in un corpo derelitto.
Giovani inservienti ti trattano come se non capissi più, come se non fossi in grado di ragionare e tu, un po’ per accontentarli un po’ per non far fatica, glielo lasci credere.
Osservi l’urina uscire dal tubo di gomma e gonfiare la sacca che ti penzola accanto, poi guardi le coperte beige, beige come l’armadio e il comodino, oltre le bandine che non ti permettono di cadere. Allora pensi davvero che sia la fine, pensi che, tutto sommato, hai fatto male a non credere in Dio. Il prete che passa ogni giorno ti suggerisce di confessarti e tu lo fai. Gli dici tutto, anche di quella volta che hai tradito, anche quando hai rubato per fame, dopo la guerra. Lui ti assolve e ti impartisce il sacramento della comunione. Sembra così strano che qualche parola e un po’ d’acqua santa ti forniscano il biglietto per il paradiso... ma tentare non nuoce, per cui allunghi cinquanta euro, tanto per essere sicuro.
Paradiso o meno, l’unica certezza è che non ti alzerai più da quel letto, non rivedrai più il tuo appartamento, che i tuoi figli stanno già smantellando, e che, forse, non mangerai mai più un pasto decente.
Morirai così, vicino a quel tubo giallo e quell’armadio beige, nel tanfo insopportabile della vecchiaia.
Allora chiudi gli occhi e pensi per l’ultima volta: “Non importa, tanto sono morto da tempo.”

mercoledì 26 giugno 2013


Questa sera parteciperò al programma:

dalle 20,30 alle 21.30 
con Claudio e Gianni
Interviste, eventi, canzoni dal mondo dei Cosplay

RADIO DIMENSIONE MUSICA
Ascolta in FM 103.1 - 88.5 - 100.8 - WEB

Sintonizzatevi per ascoltare la mia intervista in diretta! :)

lunedì 24 giugno 2013

Frammento rubato alla morte...



Benché non fosse il nostro primo bacio, il groviglio di sensazioni che mi volteggiavano nello stomaco non cambiava. Non diedi peso a nessuna di loro, respirai solo quell’attimo, quel frammento rubato alla morte. In quel preciso istante compresi perché avevo dimenticato, capii quanto poteva essere doloroso lasciarlo andare e quanto doveva essere stato penoso rivederlo nei miei sogni.



mercoledì 19 giugno 2013

E poi ti senti morire.

Ci sono quei giorni in cui vorresti solo scappare. Mandare tutto a quel paese e, semplicemente, andartene. Quei giorni in cui ogni cosa appare complicata e in cui tutti ti sembrano ingiusti. Scopri che i conoscenti che credevi “quasi amici” non ricambiano il sentimento, scopri di essere troppo vecchia per essere inclusa in determinate attività o, forse, troppo brutta e noiosa.
Oggi è uno di quei giorni e il desiderio più grande è sparire, lasciare tutto.
Mentre guardavo i camerieri, a pranzo, li invidiavo. Prendere l’ordinazione, recuperare il piatto, consegnare. Tutto lì. Non sto dicendo che il lavoro di cameriere non sia complesso, sicuramente, come tutte le professioni, avrà delle difficoltà. Ma una volta fuori... hai la tua vita. Nessuno ti manda sms a notte fonda per chiedere delucidazioni sul lavoro. Non devi implorare la gente perché venga a mangiare lì, semplicemente entrano, se ne hanno voglia. Non devi nemmeno pensare alla gestione del locale... soltanto eseguire.
Ah, che bello sarebbe. Eseguire e basta, senza responsabilità.
Non ci credo davvero. So che, per me, un lavoro simile diventerebbe opprimente come una gabbia, ma oggi sarebbe bello. È una di quelle giornate in cui non basterebbe tutto il gelato del mondo a tirarmi su di morale, una di quelle in cui vorrei rimanere a letto e spegnere tutto.
Purtroppo, i problemi si accumulerebbero e mi aggredirebbero il giorno seguente, senza avere nemmeno il tempo di agire per fermarli.

Se non voglio morire davvero, questa situazione deve assolutamente cambiare.

mercoledì 12 giugno 2013

Pronti per Riccione?

 

Dal 16 al 23 giugno mi troverete al Riccione Book Festival: una vacanza che unisce divertimento, cultura e buon cibo. La manifestazione è aperta a chiunque arrivi da lontano e voglia acquistare il pacchetto vacanza (clicca qui per info), ma anche per chi abita in zona: si potrà, infatti, assistere a una serie di eventi gratuiti.
Grazie alla collaborazione con SELECTED SelfPublishing, PerfectDay.it , L’Hotel Astra e il Bagno n. 105 di Riccione, troveranno spazio tanti eventi dedicati agli autori self come me. 

Il programma delle attività sarà molto vario, ogni giorno si potranno provare esperienze nuove. Ecco gli eventi a ingresso libero (sarò presente, gentilmente ospitata dalla direzione, tutti e sette i giorni e gli eventi segnati in rosso saranno quelli tenuti da me):


• Lunedì 17 giugno h. 21,30 Bagno n.105 a Riccione •
“Racconti sotto le stelle”
Incontro con la scrittrice Lorena Laurenti, autrice della saga romance fantasy “TRI”.

• Martedì 18 giugno h. 21,30 hotel Astra a Riccione •
Incontro con l'autrice di “La maledizione di Ondine”: il mondo urban fantasy visto con gli occhi di Valentina Barbieri.

• Giovedì 20 giugno h. 18,00 •
Un tè con Marina Ripa di Meana che presenterà il suo ultimo libro “Invecchierò ma con calma” .

• Giovedì 20 giugno h. 21,30 Bagno n.105 a Riccione •
“Festa del solstizio d’estate”
Incontro con la scrittrice Anita Borriello, autrice di “Brûlant”.

• Venerdì 21 h. 6,30 Bagno n.105 a Riccione •
“Psycowriting & Meditation”
Meditazione all’alba in riva al mare, alla scoperta delle tue emozioni attraverso la scrittura.


• Venerdì 21 h. 21,30 hotel Astra a Riccione •
Un racconto, cinque autori: il libro a cinque mani “Elements Tales”, presentato da Anita Borriello.

• Sabato 22 h. 18,00 hotel Astra a Riccione •
Aperitivo letterario con l’autore Gianluca Ranieri Bandini e il suo libro: “Il tamburo del Giorno Africano”.









In caso di maltempo, tutti gli eventi previsti al bagno n.105 verranno spostati all’Hotel Astra, in Via G. D’Annunzio n. 51 a Riccione.


Per avere maggiori informazioni e leggere il programma completo per gli ospiti, cliccate qui: http://www.riccionebookfestival.it/


Vi aspetto per conoscervi di persona! :D

domenica 9 giugno 2013

Il mio nome è... nuovo episodio online!


"Alcuni flashback appaiono confusi: Giovanna e Raffaella che mi trascinano in una camera, una camicia da notte con gli orsetti, un uomo seminudo e affannato che tenta di ammazzarmi con un coltellaccio da cucina. C’è qualcosa in tutta quella visione di decisamente fuori posto."

"Il mio nome è..."
Episodio 8


sabato 8 giugno 2013



"Al bianco si sovrapposero altri colori; oro, sabbia e avorio tingevano le nuvole più alte. Il cielo aveva una consistenza insolita: come in un quadro di Monet, non esisteva il nero assoluto, colori e ombre pulsavano di luce. Stavo uscendo dal mio mondo per entrare nel suo. Nell’aria aleggiava una melodia, anzi, non era una musica, piuttosto un suono, una frequenza vibrante che riempiva lo spazio."



giovedì 6 giugno 2013


 


"Il problema è solo questo: smetti di far fatica. Sii te stessa, non cercare di essere te stessa."

mercoledì 5 giugno 2013

Ricordi...

A volte, quando sono sola, prima di addormentarmi fisso il soffitto e lascio la mente vagare. Penso al passato, a ricordi sfumati nel tempo. E spesso cado vittima di pensieri dolorosi. Attimi che forse sarebbe meglio dimenticare. Persone che non avrei dovuto riportare a galla. Nonostante tutto, non riesco a spegnere quegli attimi, quei pensieri. Allora cerco delle tracce, cerco di capire se quelle persone esistano ancora, e mi chiedo se loro facciano lo stesso con me.
Forse, nel tempo, anch’io sono diventata un ricordo sbiadito e lontano o, ancora peggio, qualcosa da dimenticare, da cancellare del tutto. Non lo so e forse non potrò mai saperlo.

Il fiume di ricordi mi porta via; per un po’ agonizzo, mi lascio travolgere... poi mi sveglio. Mi giro dall’altro lato, spengo la testa e dormo.

venerdì 24 maggio 2013

La camera dei giochi



"È troppo. Il cervello smette di ragionare, ora ci sono solo le loro mani, i lacci che si aprono lasciando libere le curve morbide e le bocche che si cercano. Io sono lo spettatore, quello vestito come il motociclista dei Village People, con un’unica eccezione: non sono gay e sto per esplodere!"

mercoledì 22 maggio 2013

Non cliccare "sì" se non vieni...

Questa mattina ricevo un messaggio nel quale una vecchia amica m’invita a una serata in compagnia. Che bello, vero? Fantastico oserei dire. Peccato che io per prima abbia invitato questa amica e il vecchio gruppo di conoscenti a una serata lo stesso giorno poco tempo prima.
Ci sta, direte voi, può capitare di scordarsi un impegno. Quello che m’infastidisce è l’ipocrisia: se sai già che è una cosa che a priori non t’interessa, perché dici forse? È come quella gente che sugli eventi Facebook scrive , anche se non ha alcuna intenzione di partecipare.
Dimmi: “Carissima amica, lo sai che sono una capra e non leggo un libro da quindici anni, vuoi farmi partecipare a una serata letteraria? No, grazie. Preferisco ingozzarmi d’impepata di cozze e bere fino alla nausea.”
Lo accetto! È la tua vita... ma non dire: “Oh sì, che bello! Forse vengo, ti chiamo che devo organizzarmi.”
Un po’ come gli amici che ti vendono di non aver avuto tempo di leggere i tuoi libri... e poi scopri che non li hanno letti perché non avevano voglia di affrontare un genere che, secondo loro, potrebbe non piacergli. Ma se non sai nemmeno che genere è?
Oggi mi sono alzata non con un dente, ma con almeno quattro o cinque denti avvelenati, e l’ipocrisia mi irrita particolarmente. Ma non preoccupatevi, adesso mi rilasso, finisco qualche lavoro arretrato e poi mi preparo per lo spettacolo di stasera!

Se qualcuno tra i miei “non amici” vuole vedermi... leggete la locandina!


lunedì 6 maggio 2013

La vita dà, la vita toglie

Molti credono nel Karma, ovvero: se sei cattivo in questa vita, nella prossima reincarnazione dovrai scontare le tue azioni malvagie.
Per me è un concetto troppo facile, un po’ come credere nel paradiso e nell’inferno... e la vita non è mai così facile.
Sono convinta che indipendentemente dalle azioni di una persona, non ci sia mai una “punizione” che arriva dall’alto. Il nostro inferno ce lo creiamo personalmente. Sono anche sicura che tutti i “cattivi”, nel loro intimo, credano di essere buoni e giusti.
Suvvia, quando mai qualcuno di veramente pessimo lo ammette apertamente? Possono capitare le persone malate, quelle che ammazzano qualcuno e se ne vantano, ma io non voglio parlare di quei casi estremi, mi attengo alla vita di tutti i giorni: il collega bastardo, l’amico che ci pugnala alle spalle (simbolicamente si spera), la conoscente che ci sparla dietro e così via.
A chi non è capitato di imbattersi in qualcuno di simile? A me sì, e molte volte, tanto che oggi mi sono fermata a riflettere sull’argomento. Credo che gli altri siano uno specchio di noi stessi e, se qualcuno ci dà particolare fastidio, ci stia mostrando una parte di noi che non vogliamo vedere.
Mi sono soffermata a pensarci dopo una spiacevole conversazione con un amico che si sta dimostrando particolarmente ipocrita, della serie: io se mento sbaglio, lui se mente si tutela. Quelli che mi leggono spesso sapranno quanto detesti l’ipocrisia e, proprio per questa ragione, devo riuscire a sviscerare cosa si celi dietro a questa credenza.
Come sottolineavo all’inizio, chi “sbaglia” crede di essere nel giusto, perché, in effetti, la verità non è una sola, le cose cambiano in base ai punti di vista e alle esperienze personali. Dunque, la mia verità è diversa da quella un un’altra persona; ciò che per me è un grave torto, per gli altri potrebbe essere cosa di poco conto.
Lo scorso giovedì, ho detto una battuta con superficialità, qualcosa per me era divertente e senza peso ma, la persona che l’ha ricevuta, l’ha interpretata come una pesante critica. Dal mio punto di vista quella persona vede le cose in modo esagerato ed è troppo permalosa, dal suo, probabilmente, io sono un’egocentrica piena di sé che non è capace di fare gruppo. Qual è la verità?
Forse nessuna delle due, forse entrambe.
La cosa certa è che io sono un’egocentrica piena di sé, sono permalosa (esattamente come la persona che mi dà fastidio... ed ecco che torna il concetto di specchio), non sono cattiva ma nemmeno buona, diciamo che tendenzialmente sono generosa, ma in caso di qualche torto divento una belva e, soprattutto, percepisco troppo le ingiustizie.
Potremmo scriverci su libri interi, alla fine l’unica cosa sicura resta che noi siamo il nostro mondo. Il nostro universo è il campo che ci creiamo attorno e che attiriamo verso noi stessi. Le persone continuano a tradirci? In qualche modo la nostra energia le richiama. Ci gravitano attorno solo ipocriti e falsi? Li vogliamo noi. Nessuno ci dà ascolto? Forse per primi siamo noi a non ascoltarci.
A conti fatti, noi siamo artefici del nostro destino. Non credo esista una qualche divinità pronta a premiarci se siamo “bravi” (che cosa vuol dire “bravi” non lo so ancora), e ci punisca se siamo “cattivi”. Dobbiamo fare i conti unicamente con ciò che desideriamo e, spesso, quello che il nostro inconscio brama, alla mente razionale non piace nemmeno un po’.
Risultato? Forse, se sono circondata da ipocriti, dovrei chiedermi cosa queste persone mi mostrino... anche se il desiderio di pugnalarli alle spalle (e non simbolicamente) è molto grande.
Vi farò sapere...

Ps. Al massimo portatemi dei dolci in prigione.

giovedì 25 aprile 2013

Amici 'a chiamata'

“E ti dico ancora: qualunque cosa avvenga di te e di me, comunque si svolga la nostra vita, non accadrà mai che, nel momento in cui tu mi chiami seriamente e senta d'aver bisogno di me, mi trovi sordo al tuo appello. Mai.”
H. Hesse.

Oggi ho postato questo su Facebook, commentando: “Tanti lo dicono, nessuno lo fa.”
Forse sono semplicemente io un caso disperato, o probabilmente busso alle porte sbagliate. Fatto sta che nel momento del bisogno sono davvero poche le persone che “ci sentono bene” nella mia vita. Due o tre amiche mi sono abbastanza vicine, stop. 
Sono altrettanto convinta che se un TIR m’investisse e mi trovassi con tutte le ossa rotte su un letto d’ospedale, probabilmente, qualche amico si farebbe sentire... o almeno lo spero. Il problema sono quelle situazioni in cui le ferite non si vedono e il male ti logora lentamente dentro. Non sai nemmeno spiegarne la ragione o darne un senso. Oggettivamente alcune cose vanno bene, altre vanno male, come per tutti. Eppure alcuni giorni senti di poter spaccare le montagne e altri vorresti soltanto rimanere a letto. Questa seconda alternativa mi capita spesso ultimamente.
A volte cerco d’ignorare la sensazione, sbagliando. Vado avanti con la mia vita, il mio lavoro, la palestra, il teatro, la casa... ma il senso di vuoto resta comunque. Sono in quelle occasioni che un abbraccio fa la differenza.
Sono una persona chiusa, ottusamente introversa ma che ha, nel contempo, un tremendo bisogno della presenza altrui. Uno di quei sciocchi individui che spera che siano gli altri a farsi avanti.
Ormai, alla soglia dei miei trentaquattro anni, ho compreso che la vita non va così. Che non sono mai, o quasi mai, gli altri a farsi avanti ma, in una puerile vena di ottimismo, ci spero ancora.
Poi ci sono gli amici di comodo, quelli che, pur sapendo che passavi un brutto periodo, ti rivedono dopo un mese e dichiarano falsamente: “Ah, stavi male? Potevi farmelo sapere.”
Certo, caro amico, la prossima volta ti manderò una raccomandata.
Oppure quelli che, presentandoti sotto casa loro all’una di notte, ti dicono: “Vuoi qualcosa da bere?”
Amicizie di comodo, amicizie stile “ho una sera libera e non so cosa fare, aspetta che chiamo...”.

A volte mi sembra di elemosinare abbracci, tuttavia mi rendo conto che è soltanto una mia predisposizione mentale... lo so, lo so, bisognerebbe guardare le cose da punti di vista alternativi. Bisognerebbe evitare di autocommiserarsi.

Domani, non oggi.

venerdì 19 aprile 2013

Risotto o tiramisù?

Guardo il fumo aleggiare sopra la padella sul fornello davanti a me. Sono seduta sul tavolo e, tra lavoro e piacere, faccio il pranzo: risotto con asparagi. Adoro il risotto, in tutte le sue forme e aspetto sempre con impazienza la stagione degli asparagi.
Per una che in generale detesta le verdure, è strano da scrivere.
A dire il vero non sono nemmeno una grande cuoca, non mi piace cucinare... sono più da pizza d’asporto o cinese. Ma ogni tanto qualche risottino me lo concedo. Me la cavo abbastanza bene con i dolci, soprattutto se si tratta di decorare le torte, per un maestra d’arte mi sembra il minimo! :)
Ultimamente, però, l’unico dolce che preparo è il tiramisù, tassativamente con uova fresche di casa. La mia bomba calorica prevede la panna montata al posto dell’albume e una quantità ridotta di mascarpone. Vi assicuro che è una vera delizia. Quasi quasi sarei tentata di farne uno domenica, in versione primaverile: con le fragole. Che ne dite?
A volte, mentre scrivo e “tento di cucinare”, mi rendo conto che la vita da single non è per niente male. Posso mangiare a che ora voglio, prepararmi ciò che desidero e, innanzitutto, senza renderne conto a nessuno. Ci sono pro e contro, come ogni cosa, ma indubbiamente ci sono molti lati positivi.
Ora ritorno al fornello prima di bruciare tutto... 
Buon weekend!