venerdì 24 marzo 2017

Ristrutturazione, che incubo! Ecco gli errori da evitare...


Quello che vedete non è disordine. Ho messo per terra gli oggetti più pesanti della casa perché il pavimento non “esplodesse”. Questo è solo l’ennesimo problema seguito alla mia ristrutturazione. Problemi edili, infiniti difetti idraulici che hanno innescato un cedimento a catena, e pure complicazioni elettriche. Per sopperire ho dovuto pagare di tasca mia altri professionisti perché risolvessero, ma oggi, a distanza di oltre tre mesi dalla fine lavori, le rogne non sono ancora finite e il tutto è in mano a un avvocato.

Ho deciso di fare questo articolo per aiutare le persone che, come me, hanno deciso di ristrutturare casa ma non se ne intendono assolutamente. Di seguito metterò una serie di consigli per scegliere a chi affidarsi e cosa chiedere. Spero che la mia esperienza vi sia di aiuto.

Il preventivo, questo sconosciuto
Forse avete già qualche nominativo, magari dato da un amico fidato. Bene, non date per scontato che il professionista in questione sia affidabile quanto l’amico. Trattatelo alla stregua di un estraneo.
Chiedete un preventivo scritto e dettagliato. Cose comprese e cose a parte. Ad esempio, in caso di rifacimento bagno, non basterà chiedere “voglio rifare completamente il mio bagno, comprese tubature”, perché nel prezzo generico dell’idraulico potrebbero esserci solo i costi di base: levo piastrelle, rifacimento impianto, posa piastrelle. Tutto il resto a parte: materiali (oltre a piastrelle e sanitari si parla di colla, angolari e altro), posa dei nuovi sanitari, siliconature (non sottovalutatele!), allacciamenti etc. Chiedete una lista completa di ogni singola voce per non trovarvi con 1000 € (se va bene) fuori budget.
Durante i lavori salterà sempre fuori qualche inghippo, soprattutto se si parla di ristrutturazione di un vecchio edificio. Pattuite in fase di preventivo la tariffa oraria per gli extra. Magari il prezzo complessivo è buono, ma per una giornata di “fuori programma” potreste sforare di molto il budget.

A chi affidarsi?
Ipotizzando che abbiate trovato un preventivo perfetto per voi, passate alla fase due: indagine. A chi vi state rivolgendo? È un grosso impresario o un piccolo professionista? Che lavori ha già fatto? Di che collaboratori si avvale?
Non abbiate paura a chiedere. Indagate sull’azienda, verificate i cantieri aperti. Se possibile, chiedete di vedere qualcosa fatto da lui e, a quel punto, soffermatevi sui piccoli dettagli.
In bagno, ad esempio, controllate se tutte le piastrelle sono messe correttamente, se i fori per la rubinetteria sono perfetti o se, magari nella parte non visibile, non sono stati fatti ad arte. Insomma, abbiate occhio critico. È facile far sembrare tutto bello, a volte basta una mano di pittura e qualche fiore: non fatevi ingannare!
Questo impresario si avvale di collaboratori a loro volta professionisti? Pretendete di sapere i nomi e indagate anche su di loro. Definite bene chi avrà la responsabilità su cosa in cantiere: l’unico referente sarà l’impresario o ognuno avrà la sua parte? In caso di problemi successivi sarà vitale averlo definito in forma scritta.
Se possibile, verificate che non abbiano cause in piedi, magari proprio per problemi sul lavoro. Se avete un idraulico o un elettricista di fiducia, scegliete lui rispetto a un estraneo.

Tempistiche
In fase di preventivo definite i tempi: inizio e fine lavori. Mettete tutto nero su bianco, indicando esplicitamente le date. State pur certi che sforeranno, ma almeno avrete in mano qualcosa di scritto. Concordate anche gli orari di lavoro che non sono affatto scontati. Spesso le aziende hanno tanti cantieri aperti nello stesso momento e potranno essere da voi solo poche ore a settimana.
Se avete urgenza, definite prima di iniziare tutti questi dettagli in modo da non trovarvi, a dicembre, con il riscaldamento non funzionante e il professionista impegnato su un altro cantiere!
Stagione
Non commettete il mio errore, non iniziate i lavori in inverno. Dovevamo iniziare in autunno ma poi, per una serie di imprevisti, gli operai sono arrivati a novembre. Non fatelo! Rimandate a primavera. Non c’è niente di più brutto che stare al freddo in una casa sottosopra.

Polvere, polvere e polvere
Se decidete di ristrutturare e contemporaneamente vivere in alcune delle stanze, cambiate idea. Prendetevi una vacanza, andate in albergo, ma non restate lì. Ne va della vostra salute mentale. 
Ci sarà polvere ovunque. Ovunque! La troverete perfino nelle scarpe chiuse dentro a un armadio coperto da lenzuola. La polvere diventerà il vostro nemico.
Ignoratela! Non curatevene fino alla fine dei lavori se volete vivere sereni.

Pulizia
Un’azienda seria manterrà il cantiere in ordine e porterà via gli scarti ogni giorno, o comunque periodicamente. Non permettete all’azienda di andarsene lasciando detriti o altro a vostro carico. In più, un’azienda seria porterà anche i suoi materiali di pulizia: scope, sacchi, pattumiere, aspirapolvere etc. Se vi chiedono le vostre, sappiate che poi dovrete buttarle.
Cavi, antenne e ADSL
Un elettricista bravo oltre a tirare i cavi si intende anche di queste cose. In fase di preventivo fatevelo specificare e mettetelo per iscritto. Altrimenti, come me, oltre all’elettricista dovrete pagare a parte il tecnico Telecom, l’antennista e così via. Vi ritroverete con muri e pavimenti già rifatti e il cavo del telefono volante, nonostante abbiate specificatamente chiesto di averlo nelle nuove tracce.
Definite prima la tipologia delle scatole dei punti luce e verificate i prezzi: sono un extra? Sappiate che non sono affatto economiche. Verificate inoltre che i fori per le prese della corrente siano fatti bene dai muratori, altrimenti vi troverete con i buchi intorno, come da foto. 

Serramenti
Per i serramenti vi rivolgerete a un’azienda specializzata. Indipendentemente dalla vostra scelta (pvc, legno o metallo), specificate in fase di preventivo lo smaltimento dei serramenti vecchi e la finitura dei bordi. Una volta posato il nuovo serramento resterà, per forza di cose, una piccola intercapedine che andrà coperta con una finitura. Nel mio caso l’azienda mi ha detto che quella finitura non era di loro competenza, passando la palla ai muratori che, a loro volta, se ne sono lavati le mani. Pretendete di avere il lavoro finito pagando ciò che serve di differenza in fase di preventivo. Io risolverò con un angolare metallico, ma dovrò far fare il lavoro a terzi.

Scelta del pavimento
Oggi le scelte di rivestimento sono infinite: piastrelle, parquet, prefiniti plastici, resine etc. Informatevi con cura e indagate anche sulle cose negative che normalmente professionisti e venditori nascondono. Io ho optato per un prefinito plastico che simula perfettamente il parquet, la differenza per un inesperto è impercettibile. Al momento dell’acquisto chiunque ne ha esaltato gli aspetti positivi... ma nessuno mi ha detto i contro. Con il senno di poi, sceglierei piastrelle a vita, anche se la posa costa il triplo!
Vi spiego il motivo. I prefiniti plastici sono “flottanti”, ovvero non sono in alcun modo ancorati sotto, vengono stesi a incastro su un tappetino plastico e, in base alla temperatura e all’umidità si allargano o si restringono. Proprio per questa ragione non vengono posizionati a filo della parete, ma a 1, 1,5 cm. Questo implica l’acquisto di un battiscopa apposito, obliquo e più costoso ma, comunque, in alcuni punti, a causa del movimento delle tavole, potrebbe vedersi qualche buco, soprattutto se, come nel mio caso, la posa non è stata fatta a regola d’arte. L’altra cosa brutta è che nei punti in cui non può essere posato un battiscopa (a filo porta ad esempio) vedrete per forza di cose lo stacco.
In caso d’acqua dite addio al vostro prefinito. A causa di un problema idraulico ho avuto una perdita e il pavimento si è irrimediabilmente rovinato. Purtroppo, essendo al centro della stanza ed essendo tutte le tavole a incastro, non sono sostituibili, bisognerebbe toglierle una a una a partire dal bordo più vicino. Un’impresa epica, soprattutto se ci sono mobili ancorati sopra. Esiste un prefinito con incastro di metallo studiato per questo motivo, ma costa il triplo di quello classico... allora meglio le piastrelle!
La foto di apertura, con il pavimento che sta “esplodendo”, è stata proprio frutto di una posa sbagliata. Non è stato dato il giusto sfogo al movimento delle tavole che si sono pertanto “imbarcate”.

Errori, problemi, poca professionalità. In questi mesi ho affrontato tutto questo per non aver osservato i punti qui sopra. Non ho indagato abbastanza, mi sono fidata di amici e di tanti accordi verbali, non ho preteso quanto avrei dovuto. Ora pago le mie conseguenze... e della bellissima casetta da arredare che sognavo, mi restano le fatture extra da saldare e zero voglia di starci dentro!
Non commettete i miei stessi sbagli.

martedì 7 marzo 2017

In Italia, se non hai una casa editrice non vali niente

Lo scorso week end, a Treviso, mi sono fermata in una grossa libreria fuori dal centro per cercare qualcosa da regalare a un’amica. Sono stata molte volte in questa libreria che conta due piani, un bar interno e una bellissima sala convegni. Spesso mi sono ripromessa di chiedere informazioni per poter presentare i miei libri, così, cogliendo l’occasione, ho contattato la responsabile all’interno del negozio.
Dapprima molto affabile, mi ha indicato quali dati mandare via mail per proporre il libro, poi è arrivata la solita domanda: “Da chi è pubblicato?”.
“Ho pubblicato direttamente con Amazon.”
Allo sguardo di sufficienza è seguito un: “Allora no. Niente da fare.” Amazon è il demonio: fa fallire le librerie e tratta male i dipendenti. È una scelta etica. Sono stata liquidata così. A nulla è servito dire che in realtà le copie le avrei portate direttamente io, che ero disposta ad accordarmi commercialmente e che loro non avrebbero dovuto fare nulla con Amazon. A niente è servito parlare del libro, ambientato a Treviso, o del numero di copie già vendute.
Raccontando l’esperienza ad altre colleghe, ho scoperto che non si tratta di una cosa sporadica, tante librerie, in tutta Italia, se sentono il nome Amazon danno in escandescenza.
Lo trovo folle.
Oggi un autore che sceglie di auto-pubblicarsi trova in Amazon un valido alleato, anzi, l’alleato maggiore. Io per prima ho dato l’esclusiva sui miei e-book ad Amazon. Perché? Perché mi dà il 70% di royalties. A un certo punto, per chi vuole fare seriamente questo lavoro, diventa una questione economica. Scegliere una piccola casa editrice e vendere poche copie, vedere i soldi una volta all’anno o avere la gestione totale e introiti quasi immediati? In Italia non è ancora concepito questo discorso.
Se sei self, è perché il tuo lavoro non vale niente. Nessuno ti ha scelto. La maggioranza ignora come funzionino le selezioni delle grosse case editrici, è convinta che basti mandare il manoscritto ed essere bravi. Certo, nel paese dei sogni. Eppure, spesso, entrando in una libreria e chiedendo una possibilità, c’è la fatidica domanda: “Che casa editrice hai?”.
Amazon è visto come il concorrente, gli autori auto-pubblicati come presenze seccanti da scacciare. Idea condivisa, purtroppo, da molti.
Ma perché?
Le librerie stanno fallendo per molteplici motivi e la colpa non è certo di Amazon. Stanno perdendo grosse opportunità ignorando i self, opportunità sia di guadagno sia a livello di varietà di prodotti offerti. Un agente letterario per occuparsi di una presentazione in libreria chiede un cifra considerevole, quella cifra potrebbe essere intascata direttamente dalla libreria che scegliesse di occuparsene. I librai, inoltre, dimenticano che, pur vendendo sempre libri, non possono paragonarsi ad Amazon né considerarlo un concorrente: loro lavorano localmente e non ottengono il massimo rendimento da questa condizione. Perché non proporre ai lettori qualcosa di introvabile in altri posti? Perché non sfruttare a loro favore l'assenza di distribuzione fisica dei libri auto-pubblicati? Dopo un'accurata selezione si intende.
Perché... perché in Italia vogliamo la pappa pronta e tutto questo richiederebbe lavoro supplementare. Se le cose non vanno per il verso giusto, invece di rimboccarci le maniche per cambiarle, è più semplice trovare un colpevole a cui addossare la colpa.
Tutto ciò è davvero triste.
Per fortuna il mercato degli e-book sembra seguire una strada diversa. Che sia il principio di un lentissimo ma progressivo cambiamento?

venerdì 20 gennaio 2017

Collateral beauty

Oggi ho iniziato a scrivere il primo post del 2017, il primo dopo tanto silenzio. Un post incentrato sulle amicizie false, carico di risentimento ed energia negativa. Arrivata a metà mi sono resa conto che non sapevo cosa volevo dire davvero, a parte lamentarmi, e così non potevo continuare. Ho chiuso Word e ho deciso di non scrivere nulla.
Stasera sono uscita per mangiare un panino e sono andata a vedere Collateral beauty. È uno di quei film non solo da vedere, ma su cui riflettere per qualche giorno.
Poco fa, mentre mi lavavo i denti, mi sono incantata sulla mia immagine.
È una sera come un’altra, ho addosso lo stesso pigiama di ieri, i capelli spettinati e un po’ di borse sotto gli occhi per la stanchezza. Eppure, osservandomi, mi sono trovata bellissima. Con i miei chili di troppo, il mio doppio mento, le mie prime rughe e l’esaurimento dell’ultimo periodo. Nonostante tutto, quel riflesso mi è piaciuto. Mi piace. Allora ho capito il senso del film, che poi è il senso della vita.
Gli ultimi mesi sono stanti snervanti, caotici, insopportabili. Sono successe tante cose che mi hanno letteralmente portato all’orlo di un tracollo nervoso. Ho avuto a che fare con “amici” egoisti e ipocriti, con persone senza morale, con professionisti che di professionale non hanno nulla; mi sono sentita sola, smarrita, impotente, a volte tanto depressa da faticare ad alzarmi.
Nonostante ciò, sono qui, e oggi mi vedo bellissima.
Amo il mio lavoro, amo la scrittura, amo quello che sono e quello che potenzialmente potrei essere. Non sono megalomane, mi rendo conto che non sono perfetta, che sono piena di difetti, che sono una stronza cinica, che spesso mi estranio dalla realtà per chiudermi in mondi fantastici e che ho la critica facile. So che ci sono migliaia di donne migliori di me. So che, per quanto mi sforzi di essere presente nella vita delle persone a cui tengo, di essere una buona amica, spesso non ci riesco e, a volte, ciò che critico negli altri sono le mie stesse mancanze. Ma questa sera, forse per la prima volta, mi piaccio.
Il mio aspetto, il mio carattere, gli obiettivi che mi sto ponendo e quello che faccio. Mi piace tutto questo. Ho ancora molta strada da fare per uscire da questo tunnel, ma vedo la luce.
Chi è restato al mio fianco in questo periodo devastante è chi merita la mia attenzione e il mio amore. Il mio rispetto. Gli altri... beh, se li ho “persi” significa che non mi servivano più. Non erano più necessari alla mia crescita. Mi sono scervellata sul perché di un rapporto finito, ma il perché non dovrebbe interessarmi: qualunque cosa sia accaduta, per qualsiasi ragione, ora mi sento, e sono, libera. Ricorderò i momenti belli, perché cancellarli sarebbe come cancellare una parte di me, ma non mi volterò più indietro.
Non scriverò inutili obiettivi e promesse, per questo 2017 c’è solo una cosa che il mio cuore desidera davvero: avvicinarmi ancora di più a chi sono. A ciò “che ero”. A ciò che diventerò.
Stranamente, tutto questo mi riconduce alla scrittura. Questi sono proprio i temi su cui voglio lavorare da due anni, erano lì, in un limbo, in attesa del momento giusto per uscire. Quel momento è arrivato.

sabato 29 ottobre 2016

Il guru moderno

Vi è mai capitato di scrivere un post su Facebook, magari sfogandovi per una determinata situazione, e di leggere tra i commenti quello del “guru filosofo”? Lui/lei, essere onnisciente, dirà sempre che il problema è vostro. Badate bene, ha ragione, e nella sua filosofia spiccia o nella frase copiata da Osho c’è una grande verità, ma questo personaggio non si rende conto che, molto spesso, invece di fare del bene con quell’intervento, fa l’opposto.
Io un tempo lo ero. Ebbene sì, mi pregiavo del titolo di guru filosofico. Avevo iniziato da poco il mio percorso di cambiamento e volevo che tutti cambiassero con me. Chiamatelo entusiasmo, eccesso di zelo o semplicemente eccessiva stima per me stessa, ma io amavo elargire consigli. Vedevo gli altri come esseri bisognosi che ancora non arrivavano a comprendere profonde verità. Persone cieche, come direbbe Isa (vedi Nero Assoluto), che io, grazie alla mia “luce”, potevo portare a nuova consapevolezza.
Ho capito con il tempo quanto sbagliassi. Mi sono resa conto dei limiti e dei trascorsi di ognuno, realtà che io non posso conoscere. C’è chi non è assolutamente pronto a far “entrare” nuove idee o a cambiare, c’è chi non può nemmeno capire il senso di determinate parole. Meritano meno rispetto per questo? No. Perché anche loro, come me, sono in cammino. Allora ho smesso, permettendomi di dare qualche consiglio solo a persone che sento predisposte a riceverlo. È un po’ come parlare di dieta vegana a un carnivoro convinto. Perché sprecare energie o apparire pazzi esaltati? È contro produttivo. Molto meglio dimostrare con il proprio esempio l’efficacia di una determinata cosa. Chi è pronto a comprendere, comprenderà.
Nonostante questi presupposti, io continuerò a sfogarmi su Facebook, e i guru filosofici continueranno a rispondermi con frasi preconfezionate. Allora, perché farlo? Come mi scrive una mia amica, che rivendica pure il diritto sulla frase (by Laura): “È colpa tua, ha ragione il popolo ignorante! Non so perché cerchi il confronto con il mondo”. Perché lo cerco? Forse per sentirmi parte di una comunità o per avere una pacca sulla spalla virtuale. Magari è una sorta di appagamento per la mia “parte bambina”, qualcuno che mi approva e mi sostiene. Forse questo.
Quando scriviamo un nuovo post, in qualche modo speriamo di avere sostegno e appoggio. Il guro filosofico ci sta sulle palle perché invece ci riappioppa le responsabilità. E si sa, i maestrini danno fastidio a tutti.
Bisognerebbe esaminare le proprie emozioni prima di scrivere qualunque cosa. Dovrebbe farlo sia chi si lamenta sia chi si sente in dovere di insegnare. Possibile? Teoricamente corretto, fisicamente improbabile.
Allora ha ragione Laura: facciamoci i cazzi nostri e condividiamo solo gattini.