mercoledì 21 settembre 2016

Mòro Dél Tùto

Nero Assoluto è ambientato a Treviso... ma se fosse trevigiano proprio, tradotto in dialetto locale? Insomma, se Erica e Arjuna abitassero sul serio a Treviso, parlerebbero di certo in dialetto! Mi sono posta la domanda e ho tradotto un pezzo con l'aiuto di www.dialetto-veneto.it e la mia "editor" Valentina Facchin. Il risultato è assai comico.
A seguire lo spezzone in dialetto e originale. Buon divertimento!

Me piaseva cincionarme coi corsi e trovavo bea a cultura dei indiani, a stessa che a mare de Arjuna provava a inculcarme, ma là me fermavo.
«Te sta ancora a vardar el disegno?» Quel insemenio me osa daea porta.
«Se sà! I dovaria asarmeo gustar. Te vede anca ti, e gambe xe sbajae.»
E el ridea. A stessa facia de ebete che el faseva con e tose. I denti bianchi che gnanca Mastro Lindo e na pel da teron. I oci i ghe brillava de verde daea luce gialla del neon. «Mona! Te gavevo dito de justarlo intanto che te o fasevi. Te te ricorda? Al solito te ga na testa da batter pai!»
Go fatto finta de pomi e ghe go fatto veder a cartea.
«Scordateo», ga xontà «Stasera no go bae.» 
«No te pol dirme de no!» Son ‘ndada sora dei scaini e o go strasinà dentro, tirandoeo per na manega. «Dai, son nelle peste, sul serio... me mare me ga tirà drio na savatta, la vol che disegno su a carta de formai, e po, te sa, a professoressa a me odia.»
«A Rossi? Ma no sta dir cassae, a xe a pì bona dea scuoea», me ga dito pian, intanto chel ‘ndava a sentarse. «In ogni caso stasera no, go sento schede compiae a man da copiar su Excel. E te sa ben che scritura da gaina che ga Isa. Ghe tacarò fin a un boto.»
Go pojà a borsa par terra, visin aea toea. «Prima roba: a xe un mostro, ti te ieri el cocco, a basava a tera dove che te caminavi, ma invese a mi a me odia. Seconda roba: dame na man coi disegni e mi te iuto co Excel.»
«Cea, ti te odia Excel.»
«Odio de pì descrittiva!»
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Mi piaceva dilettarmi con alcune tecniche e trovavo affascinante la cultura dei nativi americani, la stessa che la mamma di Arjuna cercava di farci apprendere, ma non facevo altro.
«Stai ancora guardando il disegno?» La voce arrivò dall’entrata, irriverente come sempre.
«Certo, dovrebbe lasciarmelo aggiustare. La vedi anche tu, la linea delle gambe è sbagliata.»
Arjuna sorrise, lo stesso sorriso che solitamente stendeva tutte le ragazze che gli ronzavano attorno. I denti bianchi risaltarono sulla carnagione dorata, e le pagliuzze verdi dei suoi occhi brillarono alla luce del neon. «Te l’avevo detto mentre lo stavi disegnando, ricordi? Al solito non hai voluto sentire ragioni.»
Simulai una risata sarcastica e gli sventolai sotto il naso la cartella da disegno.
«Scordatelo», aggiunse, «non stasera.»
«Non puoi dirmi di no!» Salii i tre gradini che ci separavano e lo trascinai all’interno, tirandolo per una manica. «Sono nei guai, sul serio... mia mamma è nel pieno di una crisi oscura, vorrebbe farmi disegnare sui fogli riciclati, e poi lo sai, quella professoressa mi odia.»
«La Rossi? Non potrebbe mai odiarti, è senza dubbio la donna più dolce dell’istituto», replicò sottovoce, tornando a sedere dietro al bancone. «In ogni caso questa sera non se ne parla, ho un centinaio di schede compilate a mano da ricopiare su Excel. Sai bene come scrive Isa, andrò avanti per ore.»
Lasciai cadere la borsa a terra e posai la cartella di fianco alla postazione di Arjuna. «Punto primo: lei è un mostro, tu eri il suo pupillo, ti adorava, ma a quanto pare odia me. Punto secondo: aiutami con questi disegni e ti darò una mano con le schede.»
«Tu odi Excel.»
«Odio di più descrittiva!»

giovedì 15 settembre 2016

La Compagnia dei Ciarlatani

Venghino Siori e Siore, venghino! Ecco a voi la prima e la sola Compagnia dei Ciarlatani! Vi presento la nostra silfide, colei che vede oltre il domani, la sola e la unica Fattucchiera. Alla sua sinistra, coperto di mantello, colui che trasforma la vile acqua in portenti, curerà il tempo e le delusioni: l’Alchimista. Vi è poi... sì, lì dietro, non lasciatevi ingannare dal corpo minuto, lei ha poteri oltre ogni immaginazione, non osate sfidare l’ira della nostra Sensitiva! Se poi amate il rischio, potete sempre proporre una sfida alla unica e sola Ammaestratrice di Draghi. Ultima, ma non per importanza, la sposa di Ade, colei che saprà farvi godere del peccato. E infine io. La bella e prorompente donna che vi condurrà nelle spire della vostra coscienza: la Contessa. Noi siamo la Compagnia dei Ciarlatani! Credete in noi? È a vostro rischio, onorabili Clienti. D’altronde, lo dice il nome stesso, siamo ciarlatani. Oh, ma quanto è bello credere nello spirito, nella divinazione, nelle creature fantastiche e nella magia? Avanti, dateci i vostri soldi, consci di essere presi per i fondelli, ovvio. Vi stupite, Signori? Il nostro nome non è scelto a caso, è lo Stato che lo impone. Noi ogni giorno veniamo chiamati ciarlatani, professiamo tale mestiere per l’Italia. Noi adeschiamo i poveri stolti, speculiamo sull’altrui credulità, alimentiamo il pregiudizio!
Chi lo dice? Lo dice l'art. 121, ultimo comma, del Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza (T. U. L. P. S. Regio decreto 1816/31, n. 773) del 1931: “È vietato il mestiere di ciarlatano”. Ebbene sì, Siore e Siori, siamo dei fuorilegge! Scappiamo lesti non appena una divisa compare per non incorrere in salate multe e una vita dietro alle sbarre. È accaduto a una nostra consorella proprio l’altro giorno, in quel di Cormons, durante una nota rievocazione storica. Mille e trentadue euro di multa per il suddetto mestiere. Lei, multata per aver commesso il delitto di “divinazione” in veste di ciarlatana, e per aver accettato un’offerta libera di due euro. Poco importa se la parola “mestiere” implica un’attività continuativa e lei professava a una singola fiera, poco importa se al suo fianco i commercianti abusivi vendevano centinaia di euro di merce, poco importa se intorno a lei centinaia di fumatori gettavano i mozziconi a terra, infrangendo la nuova legge 221 del 28 dicembre 2015 (in vigore dal 2 febbraio 2016), poco importa se la donna pagava regolarmente le tasse da una vita. E infine, poco importa se anche i sacerdoti domandano oboli per onorare un Dio invisibile. Bestemmia! La religione non è mica ciarlataneria! LEI era una ciarlatana perché leggeva tarocchi! La bestemmia del Diavolo! La legge del 1931 deve essere rispettata!
“AL ROGO!”
“AL ROGO!”
“Che le streghe siano bruciate tutte! Dio è con noi!”
Ecco il perché del nostro nome, gentile Pubblico. Noi siamo ciarlatani ma onesti. Noi oltrepassiamo il velo tra reale e irreale. Noi crediamo. Ma voi, stolti, non potete seguirci. Se lo fate, è un vostro azzardo, sia chiaro! Correrete il rischio?
Ora dobbiamo partire, onorabili Clienti. È tardi, tardissimo, e rischiamo di essere raggiunti. Se mai dovesse accadere al di fuori della televisione, dove fare i ciarlatani è approvato dallo Stato, saremmo in grossi guai!
Arrivederci... per ora. Ci rincontreremo al confine con i vostri sogni, dove non esistono dittature, dove chiunque può credere ed essere ciò che desidera. Dove si può ancora sperare, senza correre il rischio di essere bruciati.

lunedì 5 settembre 2016

Ho scelto il peccato

Sono un’apostata. Lo sono per i Testimoni di Geova. Apostata significa l’abbandono di una fede per un’altra, mentre i Testimoni di Geova hanno un’interpretazione diversa e definiscono apostata chi lascia la loro setta e poi ne contesta la validità in una forma o in un’altra. Insomma, gli apostati equivalgono a “traditori”.
Per capire il senso, serve qualche spiegazione.
Quando una persona “del mondo” incomincia a studiare “la verità” con i Testimoni di Geova, inizia una sorta di lavaggio del cervello, infatti, i Testimoni sono formati per ribattere ogni tipo di obiezione. Oltre “all’adunanza” della domenica e ai libri studiati in altre sere, una volta a settimana frequentano una vera e propria “scuola teocratica” dove si esercitano tra di loro per superare ogni tipo di contestazione, con tanto di mini discorsi ed esempi pratici assegnati di volta in volta a tutti i membri.
Perché lo so? Perché l’ho fatto anch’io. E qui, per la prima volta pubblicamente, faccio “coming out”: io ero una Testimone di Geova. Si parla di oltre quindici anni fa, ora, probabilmente, sono una seguace di Satana da evitare come la peste, insomma, un’apostata con i fiocchi.
Ritornando al discorso precedente, i Testimoni sono forgiati per essere dei predicatori ai quali non potersi opporre e, nel momento in cui una persona normale decide di seguirli, perde ogni facoltà intellettuale. Da quel momento avrà le riviste dell’organizzazione, i libri dell’organizzazione, ascolterà gli anziani dell’organizzazione e farà della Bibbia dell’organizzazione il suo solo scopo di vita. Ogni testo è studiato per inculcare determinati insegnamenti e far perdere la cognizione individuale. Si diventa fratelli e sorelle, un gregge comandato a bacchetta. Si devono ridurre all’osso i contatti con l’esterno, nessun amico “del mondo”, nessuna uscita ricreativa con i colleghi di lavoro, niente festività di alcun tipo e nessuna pubblicazione “del mondo”. Tutto deve essere fatto con i fratelli, all’interno di posti approvati dall’organizzazione. Perfino i rapporti di coppia sono comandati a bacchetta, con l’uomo a capo della famiglia e moglie e figli sottomessi. Due giovani che si piacciono non possono uscire da soli ma soltanto in compagnia, ovviamente il sesso è vietato fino al matrimonio. Insomma, i Testimoni di Geova creano un habitat perfetto al di fuori del quale fanno terra bruciata. Se un membro della setta trasgredisce, ad esempio frequentando persone “del mondo”, è segnalato e ammonito in pubblico. Nei casi peggiori, com’è accaduto anche a me intorno ai diciassette anni (con denuncia da parte di mia madre), subisce un vero e proprio processo e deve difendersi di fronte agli anziani della congregazione. In caso di gravi peccati, tipo l’adulterio o “reati” maggiori, può essere disassociato, ovvero l’ignominia più grande. Un disassociato è per i Testimoni non solo “morto”, ma anche considerato feccia. Gli tolgono il saluto, non rispondono nel caso questo decida di parlare loro e non lo aiutano in alcun modo nella difficoltà. Il disassociato può redimersi, dimostrando sentito pentimento, e dopo un considerevole lasso di tempo, ricominciare tutto da zero per essere riammesso. Ricordo che da bambina c’erano un paio di disassociati nella “sala del regno” che frequentavo. Si sedevano nell’ultima fila, entrando solo ad “adunanze” iniziate e sparendo poco prima della fine. Mia madre diceva di non guardarli, quasi potessero attaccarmi la peste. Se ben ricordo dopo più di un anno sono stati riammessi.
Esistono poi quelli che decidono di dissociarsi liberamente, com’è accaduto a me dopo svariati ammonimenti. La mia colpa maggiore? Ero fidanzata con un uomo “del mondo”. Sono letteralmente scappata di casa a diciannove anni, dopo aver subito per tutta l’adolescenza le continue litigate dei miei genitori (padre ateo e mamma Testimone), dopo aver sottostato ad anni di pressioni psicologiche da una parte e dall’altra, e aver faticato per trovare un equilibrio tra l’essere “la brava bambina che segue la mamma” e “una peccatrice da condannare a morte”.
Ho scelto il peccato. Ho scelto di pensare con la mia testa. Ho scelto di non essere sottomessa a uomini, anziani o qualunque forma di setta. Io sono un’apostata perché dichiaro apertamente di odiare i Testimoni di Geova. Li odio perché a causa del loro proibizionismo, a causa della violenza psicologica e degli obblighi imposti, io ho visto la mia infanzia e la mia adolescenza distrutte. Non ho mai potuto avere una famiglia normale né un Natale, un compleanno o una vacanza con gli amici da ragazzina. Ho iniziato a festeggiare dopo i vent’anni. I Testimoni di Geova hanno rovinato l’esistenza a me e alle persone più care, hanno separato la mia famiglia, impedendomi di essere zia poiché, anche se io mi ero rimpossessata del mio libero arbitrio, i membri della mia famiglia sono rimasti sotto il loro giogo per anni.
A vent’anni mi sono trovata sola con il mio ragazzo di allora. Niente più amici. Ricordo il preciso momento in cui ho ricevuto la lettera di mia madre, nella quale mi diceva che rappresentavo solo una delusione e che potevo ringraziare se, a causa della sua debolezza, mi parlava ancora.
Depressione, problemi alimentari, autolesionismo. Ero arrivata a non poter vedere la mia immagine riflessa. Ho fatto anni di terapia e poi sono passata alla ricerca di una vera spiritualità interiore. Mi sono tenuta alla larga da qualsiasi altra forma di religione, rimanendo fedele solo a me stessa e al mio “sentire”. Ho scoperto di avere un’anima, di essermi reincarnata infinite volte e di essere solo in viaggio. Ho compreso che, probabilmente, è stata la mia anima ad accettare questa terribile sfida. In fondo, i Testimoni di Geova mi hanno resa forte, una guerriera. Ho ripreso a leggere, a studiare, e ho fatto riaffiorare il mio vero potere. Sono una strega e sono fiera di esserlo. Lo sono sempre stata, fin da bambina, ma solo ora me ne rendo conto. Manipolo energie, percepisco i luoghi di potere e gli spiriti, in poche parole sono connessa alla natura e al mio dio interiore. Io sono anche Dio, sì. Non ho più bisogno di un fantoccio esterno da plagiare a immagine umana.
Credo. Credo in infinite cose, le rispetto e le amo, e l’amore che ricevo di rimando è vero e puro, non ha doveri o obblighi. I Testimoni di Geova non proveranno mai questo tipo di amore, non conosceranno mai davvero Dio, loro sono dei piccoli omuncoli chiusi in un mondo bigotto e inutile, in attesa che una qualche forma esterna di potere li liberi da questa vita ingiusta. Io, al contrario, sono artefice del mio destino.
Lo dico io, riprendendo il nome della loro rivista: svegliatevi!
Io l’ho fatto.
Ci sarebbero migliaia di cose da aggiungere, centinaia di esempi e storie al limite del surreale da raccontare, magari un giorno lo farò, in un libro dedicato. Concludendo questo lungo articolo, lancio un appello alle istituzioni: controllate i figli dei Testimoni di Geova, obbligateli a frequentare uno psicologo e non permettete a quei genitori di rovinare loro la vita così com'è accaduto a me.

Ps. Tutti i membri della mia famiglia sono usciti dalla setta ma, purtroppo, con alcuni i rapporti si sono incrinati talmente da essere irrecuperabili.

lunedì 8 agosto 2016

Le certezze non esistono

Siamo un concentrato di superbia ed egoismo. Tutti quanti. Siamo esseri che amano puntare il dito contro gli altri, badando bene di non guardare noi stessi. Amiamo l’esteriorità prima di ogni altra cosa. L’apparenza. Troppo magro, troppo grasso, troppo muscoloso, alla moda, fuori moda, il taglio giusto, l’abito da sera, l’abito da giorno, le scarpe trendy, il tatuaggio, i gioielli... Tutti si affannano per apparire, anche chi dice di non pensarci affatto. Al contrario pochissimi si affannano per colmare lacune intellettuali, per studiare solo per il gusto del sapere, per imparare cose nuove senza un reale obiettivo. Anzi, siamo arrivati a un livello in cui non si va oltre al titolo, basti pensare alle bufale che girano sui social. Come automi, lasciamo che i media scolpiscano la nostra mente, le nostre idee, i nostri bisogni.
Questa mattina mi è saltata all’occhio una diatriba tra due pagine Facebook, una dedicata alle donne “curvy”, l’altra al mondo dei “palestrati supermuscolosi”. I secondi avevamo postato una foto in cui passava il messaggio “se sei rotonda, non puoi puntare a un uomo figo”. Ovviamente la cosa mi ha irritato, ma anche fatto riflettere.
Siamo davvero solo questo? Si tratta solo di chili in più o in meno, di muscoli grossi o sottili? Il flame derivato da quel post era infinito. Quanto tempo sprechiamo per queste sciocchezze?
Un altro esempio mi è saltato all’occhio poche ore dopo, circa la “sanguinaria” mostra di Hermann Nitsch a Palermo. Mesi fa avevo già letto un articolo su questo “artista”, condannandolo subito a spada tratta. Poi, però, incredula di fronte a tanto, mi sono documentata attraverso una semplice ricerca su internet, scoprendo che tutte le parole altisonanti con cui venivano descritte le sue performance, dalle quali si presumeva che questo individuo squartasse cuccioli vivi, erano false. La sua opera consiste sì nel dissezionare animali, ma animali già morti in macello e pronti per la vendita alimentare. Fa schifo comunque? Probabilmente sì, e io non andrò mai a una sua “performance”, ma la verità è molto diversa da quella propinata dal popolo dei social. Ovviamente a seguito di una petizione che lo condanna, migliaia di benpensanti si sono ferocemente indignati e, dal solo titolo, l’hanno condannato a morte dolorosa. Gli stessi che poi mangiano bistecche da allevamento intensivo e comprano i giubbotti con pelliccia vera (solitamente coniglio, cane o gatto brutalmente uccisi).
Le certezze non esistono più perché tutto ciò che si trova online ha lo scopo di ottenere una reazione. Chi pubblica vuole attrarre, cerca consensi. Il bello, il brutto e perfino le tragedie sono abilmente manipolate per ottenere like, per ottenere visibilità e soldi. E noi? Noi ci caschiamo, ovvio. Permettiamo agli altri di manipolarci, di farci perdere il senso del tempo, di tenerci occupati con stupidaggini che ci allontanano sempre più dai veri problemi.
È così semplice puntare il dito, definire il prossimo in base a preconcetti, nascondersi dietro personalità ben studiate. È facile concentrarci sull’apparenza perché la realtà ci fa fottutamente paura. Entrare dentro, superare la corazza, provare a comprendere equivale a spogliarsi, ad ammettere il nostro egoismo. Potremmo scoprire di avere torto, potrebbero crollare le nostre certezze. Allora meglio una vita di poliestere dove i brutti e i cattivi sono gli altri. Meglio concentrarsi sulle stupidaggini, così rassicuranti. Meglio apparire invece di essere.