venerdì 22 giugno 2018

Pluriarte


Domani sarò presente a Pluriarte,
a Quinto di #Treviso, dalle 10.00 alle 20.00 circa.
Passate a trovarmi!

lunedì 30 aprile 2018

Verità o bugie?

Ultimamente mi sono trattenuta molto. Non ho detto bugie, semplicemente sono stata zitta. Avrei voluto commentare delle situazioni e dei comportamenti ma mi sono trattenuta per il famoso “quieto vivere”. Quello stesso “quieto vivere” che inquina l’anima.
L’ultima volta che sono stata onesta, schietta e aperta, con una persona che ritenevo un amico, mi sono sentita piombare addosso accuse tipo “ti diverti a fare del male alla gente” e “sei una persona arida”. Nonostante capisca la situazione e riesca anche a comprendere le ipersensibilità altrui, non poter dire ciò che penso, in modo sincero, mi pesa.
Mi viene da chiedermi: se non posso essere me stessa, che razza di amicizia è? Se devo limitarmi, è una relazione “sana”? Probabilmente no.
Ma non mi è accaduto solo con amici stretti, mi accade spesso nelle più disparate situazioni. Ho scritto ciò che pensavo su Facebook, in un commento pubblico, e a qualcuno ha dato fastidio: mi sono trovata con il profilo bloccato per 24 ore. Adesso mi trattengo. Mi trattengo anche nei gruppi di gioco, mi trattengo con gli uomini. Mi trattengo troppo spesso dall’essere me stessa.
C’è una soglia tra “tatto, riguardo, delicatezza” e “amor proprio”. Quando il trattenerci fa più male che bene? E se le persone se ne vanno, dopo un commento spontaneo, quel rapporto valeva davvero la pena di essere vissuto? Probabilmente no. Perciò, è meglio soffrire per non poter essere sé stessi o per una relazione persa?
Finirò sola con venti gatti prima dei quarant'anni.

giovedì 8 marzo 2018

L’uguaglianza non esiste

Oggi è l’otto marzo, la festa delle donne. Anche se è emerso che i dati circa l’incendio alla fabbrica tessile sono perlopiù falsi o comunque datati erroneamente, si è scelto di festeggiare in questa data i diritti di tutte le donne.
Oggi non ho ancora ricevuto alcun augurio da parte di uomini. Tanti da parte di donne. Sicuramente, prima di sera, qualche uomo me li farà questi auguri, per dovere più che altro. Sono convinta che la maggior parte del genere maschile davanti a una festa simile pensi: “Che palle, sempre le donne le privilegiate! Perché non esiste una Festa del Maschio?” In pochi riusciranno a scorgere il vero significato di questo evento. D’altronde anche per alcune di noi donne è così: si sta trasformando in un’altra ricorrenza commerciale.
Per me no. In questo periodo della mia vita sto “lottando” con il mio essere donna, con problemi di salute e problemi molto più profondi, che scendono nell’anima. Le mie ave sono furibonde per il trattamento che gli uomini hanno riservato loro, e io porto in discendenza tutto questo risentimento. Tanto da ammalarmi.
Le donne sono state ferite, torturate, maltrattate fisicamente e mentalmente. Erano troppo deboli, troppo insicure per alzare la testa in un mondo di uomini al potere, dove bastava una parola di troppo per essere messe al rogo.
Siamo state fragili e insicure, non abbiamo mai preteso nulla se non, timidamente, di esistere. Ci hanno costretto a essere “inferiori”, non potevamo studiare, non potevamo parlare... eravamo oggetti, niente di più.
Ma non è stato sempre così. Noi, un tempo, eravamo dee. Eravamo venerate come Madri, come fonti di tutto. La maggioranza degli uomini di oggi non ricorda, non rammenta i soprusi né come eravamo anticamente. Pensa solo: “Che palle, sempre le donne le privilegiate! Perché non esiste una Festa del Maschio?”
E allora siamo noi a dover loro ricordare: noi siamo dee, per questo non esisterà mai la parità dei sessi. Non può e non deve esistere! Riusciamo a fare tutto quello che fanno gli uomini e di più. Abbiamo una sensibilità nell’animo che loro possono solo sognare. Siamo semplicemente diverse.
Dobbiamo ricordare, riportare dai meandri della memoria la prima donna. E da lei attingere forza.
La cosa difficile in tutto questo è non scivolare nell’opposto. Non ha senso denigrare gli uomini perché nemmeno loro rammentano chi erano. Per cui, il mio augurio per questa giornata è molto semplice: ricordiamoci chi eravamo e perché siamo venuti qui. Basta con le parti imposte dalla religione, basta con i vincoli della società.
È ora di essere.



sabato 30 dicembre 2017

E anche il 2017 è finito...

Natale è già passato. Non me ne rendo pienamente conto. Mi lamentavo per il caldo di agosto poche settimane fa, e solo l’altro ieri addobbavo casa per Halloween. Già, Halloween, la notte che aspetto con impazienza tutto l’anno rovinata da un idiota. Ma questa è un’altra storia, anche se, tutto sommato, si unisce al filo conduttore del post.
Insomma, non posso credere che tra due giorni il 2017 finirà. È successo troppo in fretta, questo anno è letteralmente volato. In certi momenti mi fermo a pensare e credo che il tempo sia stato manipolato da qualche essere più intelligente di noi, sia stato velocizzato a nostra insaputa! Chissà, magari è davvero così.
Comunque, dovendo tirare le somme, posso dire che il 2017 per me è stato l’anno dei cambiamenti, di una nuova partenza. Ho “eliminato” cose vecchie, tra cui abitudini, oggetti e persone, e iniziato a fare cose totalmente nuove. Ho cambiato lavoro (tecnicamente a novembre del 2016, ma non siamo così sofistici, suvvia), cambiato casa e cambiato amicizie. Ne ho trovate alcune davvero belle e importanti, e altre da lasciare con l’anno vecchio. Ho scoperto nuove passioni e interessi e, finalmente, ho finito il restyling della mia prima saga, TRI. Ho anche iniziato un nuovo libro, anche se sono ancora alle prime pagine, e sento che sarà il libro del cambiamento.
Il cambiamento è il nucleo di tutto. Lo sento sotto la pelle, bruciante, impellente. Spinge per uscire, per farmi diventare qualcun altro o, più semplicemente, per farmi ricordare chi sono davvero.
Sarà questo il mio impegno per il 2018: ricordarmi chi sono davvero e agire di conseguenza.
Basta rapporti velenosi, relazioni in cui mendico una briciola di attenzione, amicizie in cui do e basta. Volto pagina, a costo di soffrire la solitudine, a costo di piangere per il passato perduto. È ora e posso farlo.
Si sta per rivelare qualcosa e io voglio essere in prima fila a godermi lo spettacolo.

Buona fine e buon inizio a tutti!