giovedì 13 ottobre 2022

Genesa maledetta?

In questi ultimi due anni mi sono capitati due casi di genese “corrotte”. Pochi, considerando quanto uso questo strumento, ma degni di nota.

Iniziamo dall’ABC. Genesa e pentasfera sono strutture di geometria sacra che, proprio per la forma particolare, generano al loro interno un potente campo energetico in grado purificare e amplificare. Siccome si rifanno alla geometria sacra, è insita la capacità di amplificare in “positivo”. In sostanza, non si potrebbero usare per scopi negativi.

No, non potete inviare un accidenti alla suocera con genesa o pentasfera.

Ma è proprio così?

Dipende da come sono costruite. Sottovalutiamo sempre il fattore umano.

Chi produce questi oggetti non è una persona a caso, è qualcuno che si sente in qualche modo “chiamato”. Non ci si inventa costruttori di genese, si deve studiare, fare un grande lavoro introspettivo personale e, soprattutto, essere al cento percento sicuri di che energie si stanno usando.

Un artigiano equilibrato, energeticamente “pulito”, “centrato” nel proprio lavoro, produrrà genese incorrompibili, passatemi il termine. Al contrario, un costruttore fuori equilibrio, con energie negative addosso, magari inconsapevolmente, produrrà genese “sporche”, facilmente contaminabili da qualunque entità/energia esterna le voglia usare.

Come lo so? Semplice, le ho viste e toccate con mano.

Il primo caso, circa un anno fa, è stato di una genesa talmente nera da creare al proprio interno un varco dimensionale per qualsiasi entità. Esorcismo? Niente. Era talmente corrotta che, dopo aver chiuso a fatica questo portale, l’unica cosa per poterla ripristinare è stata smontarla e ricostruirla da zero, partendo dalla purificazione delle aste.

Una cara amica che le costruisce (e della sua energia sono del tutto sicura), mi dice sempre: “Non tutti i giorni puoi fare genese. Devi essere nell’energia giusta, libero da pensieri negativi”. Ed è proprio così.

Lo dimostra il fatto che io abbia in casa una penta e una genesa, costruite da lei, che uso in abbinata: ci ho fatto di tutto per aiutare i miei clienti, sono andata in qualunque dimensione ed energia, comprese le più nere, e loro, i miei due tesorini, sono perfette e in condizioni energetiche ottimali.

L’ultima genesa corrotta mi è capitata settimana scorsa e, da questo caso, ho voluto scrivere il post. Una mia cliente mi ha posto il quesito: “Ma davvero la genesa purifica? Se amplifica l’energia, non lo fa anche con quella negativa?”.

Nel suo caso, la genesa che aveva a casa non purificava proprio un accidente poiché era piena di entità nere. “Dove l’hai comprata?”, le ho chiesto. “Online, da un’operatrice molto positiva che parla solo di alte vibrazioni e di luce.”

Ah, ha risposto la mia testa. Per aggiungere: Quelle sono le peggiori.

Purtroppo, chi è assolutamente convinto che la “luce” guarisca da ogni problema, è il primo a non guardare l’ombra (vedi i mille post precedenti). Ed è il primo a far entrare la sua ombra nell’oggetto che sta costruendo, con annessi e connessi.

A quel punto meglio comprare una genesa industriale dove non c’è alcun intento o energia specifica.

Quindi, riassumendo: dovete essere certi al mille per mille della persona da cui state acquistando. Fate un test: appena portata a casa la genesa, metteteci dentro una pianta, se fiorisce e cresce bene, okay, se muore fatevi qualche domanda!

Questa mia cliente alla fine ha buttato la genesa in giardino (della suocera), sentendosi subito molto leggera e sollevata: quell’oggetto “corrotto” era stato in grado di bloccarla per mesi! Ora ha comprato una pentasfera dalla mia amica artigiana e si sente decisamente meglio!

La morale di tutto questo? State sempre attenti a chi o a cosa fate entrare nella vostra vita.

domenica 9 ottobre 2022

Voglio aiutare gli altri!


“Sento di dover aiutare gli altri!”

“Sono nato/a per aiutare il prossimo!”

“Avverto questa spinta, devo proprio aiutare gli altri a risolvere i problemi con la mia energia.”

Benvenuti nella collezione di frasi che sento ogni giorno, o quasi. Persone zeppe di entusiasmo tanto quanto il babà è pieno di rum, con l’indole della crocerossina peggiore di Candy Candy.

Mi dispiaccio se qualche lettore si sente offeso da queste parole, non è mia intenzione, anzi, vi dirò, questo entusiasmo mi fa tenerezza. Mi ricorda il mio.

Correva l’anno 2011, penso. Ormai praticavo attività olistiche da un po’. Avevo fatto tanti corsi, ero stufa del mio lavoro e della mia vita in generale. Allora mi è uscita l’illuminazione: “Devo aiutare gli altri!” Eh, sì, “salvare” gli altri era il mio obiettivo, perché ritenevo di avere abbastanza forza, abbastanza energia e, soprattutto, perché era il mio scopo di vita.

Guardo quella versione di me più giovane e meno saggia e sorrido. Quanto entusiasmo avevo.

Oggi non voglio più salvare nessuno. Nemmeno i parenti stretti. Nemmeno l’amore della mia vita. Nemmeno gli amici più intimi. Arrangiatevi tutti.

Con il tempo, con le porte in faccia, con le umiliazioni ma, soprattutto, con la reale presa di coscienza di chi sono e del perché sono qui, ho compreso che “salvare” o meglio, “aiutare” gli altri non è compito mio. Non è compito di nessuno.

Le persone si devono aiutare da sole. Si devono salvare da sole.

“E quindi perché cribbio fai questo lavoro?”, direte voi. Semplice: io non salvo, io non aiuto. Io do al prossimo gli strumenti per aiutarsi da solo.

Chi arriva da me è già pronto a cambiare. Diciamo che sono il calcio in culo verso una nuova vita. Vi piace come metafora?

Mi sono resa conto in questi ultimi giorni del modo diverso in cui mi pongo e offro le mie consulenze. Prima dicevo qualcosa tipo “ti servirebbe questa cosa”. Adesso, invece, spiego il mio servizio e aggiungo un “forse potrebbe fare per te, pensaci, vedi se ti risuona, e nel caso chiamami”. Tutte le volte che ho usato questa nuova “formula”, le persone sono tornate. O meglio, sono tornate quelle pronte a cambiare davvero.

Non sento più il bisogno di aiutare nessuno. Non è questo il mio scopo di vita. Ma se le persone hanno necessità di una guida per trovare sé stesse, per uscire dal caos disequilibrato, io ci sono e posso aiutarle.

La differenza è questa: nel momento in cui non senti più la “vocazione”, sei pronto/a per il prossimo.

Crudele? Spezza l’entusiasmo? Forse. Ma l’entusiasmo da cosa è dato? Molto spesso, chi prova questa forte spinta per il prossimo sta colmando un suo disagio interiore.

“Mi sento inadeguato/a, allora aiuto gli altri per essere utile.”

“Sono vuoto/a, non ho scopo, ma se aiuto gli altri lo troverò.”

“Non voglio guardarmi dentro, ho paura. Allora mi concentro sull’esterno.”

Non vale per tutti, certo. Un tale Cristo aiutava il prossimo per vocazione, in effetti, ma come lui ce ne sono pochi. Per me valeva. Quando me ne sono resa conto, ho iniziato a lavorare davvero su me stessa.

Oggi, dopo undici anni, ho aperto il mio studio e sono pronta a lavorare con gli altri. Non perché è la mia vocazione – in tutta onestà io me ne stavo benissimo sul mio pianeta e di reincarnarmi non avevo voglia, mi hanno trascinato qui! – bensì perché so che la mia energia può portare benefici (e per questo mi hanno trascinato qui in questo preciso momento).

Concludendo, a tutti quelli che sono pieni di entusiasmo altruistico consiglio di guardarsi dentro, di fare un bel lavoro interiore e di riequilibrarsi. Al contrario, invece di “aiutare” potrebbero portare ancora più disequilibrio nei loro clienti.

Nel momento in cui sarete in pace con voi e con il mondo, perfettamente centrati, connessi alla vostra parte divina, vi assicuro che non servirà molto per aiutare gli altri: basterà la vostra semplice presenza al loro fianco per portare un risultato benefico.


giovedì 22 settembre 2022

La solitudine di chi è “avanti”


Mi rendo conto, oggi, che essere più “avanti” rispetto alla massa, non è un bene. Dico questa parola, “avanti”, non per vantarmi, ci mancherebbe, ma solo per rendere un concetto.

Da tanti anni lavoro sulla mia crescita personale. Un lavoro assiduo e incessante che ha consumato tempo, energie e denaro. Centinaia di corsi, centinaia di weekend spesi. Oggi, se avessi investito quel tempo e quel denaro diversamente, mi sarei potuta permettere un giro del mondo. Invece no. La mia evoluzione è sempre stata la cosa più importante.

Adesso guardo i mille corsi che mi propone Facebook e li trovo inutili. Leggo, esamino, spero di trovare qualcosa di stimolante ma, purtroppo, una volta aperto il canale con il proprio sé superiore, ovvero con la fonte assoluta di tutte le risposte, è difficile che qualcun altro possa stimolarci.

Non sono “arrivata”, affatto. Sono fin troppo umana in questo involucro fastidioso. Ho ancora tante cose da imparare e tollerare. Ho ancora tanto bagaglio karmico da smaltire. Eppure, arrivata a questo punto, mi sento sola.

Chi mi circonda, nel quotidiano, non capisce. Non vede. Non si rende conto. Chi lavora nel mio settore è più furbo di me: propone cose che la massa comprende. Servono anche quelli, mi dico.

Io no. Io da stupida donna evoluta, dico alle persone “ti aiuto a trovare il tuo maestro interiore”, e queste non capiscono. La gente vuole la pappa pronta, le risposte immediate, l’immagine conosciuta e familiare. Pochi sono davvero disposti a fare il salto in avanti, senza nessuno a cullarli e confortarli, senza paracadute. D’altronde, come dice il mio motto per eccellenza: “Non si scoprono terre nuove senza accettare di perdere di vista, prima, e per molto tempo, ogni terra conosciuta”.

L’oceano sconfinato fa tanta paura.

martedì 20 settembre 2022

Non è colpa tua


Ho appena letto un post che recitava qualcosa tipo: “I conflitti con gli uomini sono indice di separazione con il proprio maschile”.

Come dire: se tu, donna, non riesci a trovare un uomo decente, è colpa tua, perché dentro di te non c’è il giusto equilibrio tra maschile e femminile. E poi, per giunta, continui a cercare tuo padre negli uomini che incontri. E via così la sagra del cliché.

Attenzione, è vera questa cosa. È vera almeno per una bella fetta di esseri umani. Ma a me, con decenni di lavori introspettivi, energetici e psicologici alle mie spalle, non puoi venire a dire che “il mio maschile e il mio femminile non sono in equilibrio”.

Sì, siamo potenti creatori e pure co-creatori. Sì, il nostro mondo è a immagine dei nostri pensieri. Ma un bel sto cazzo lo vogliamo dire?

E insomma!

Non è sempre colpa nostra, eh! Spesso lo è, ma non sempre.

C’è anche il collettivo che pesa. Facciamo un esempio.

Io so usare la telecinesi, ovvero la capacità di spostare gli oggetti con il pensiero. Sono convinta! Io lo so fare, punto. Lo credo fortemente e cerco di manifestarlo sul piano fisico da almeno due anni. C’è una scatolina tonda nella mia libreria, a casa. Quando sono sul divano e l’occhio mi cade lì, provo a spostarla. Niente, è ferma da almeno due anni. Da questa primavera la mia vibrazione personale è aumentata del 900%, e niente. Ma io ci credo sul serio. Come credo sul serio di poter vedere apparire il Fuoco Sacro sul palmo della mia mano un giorno.

Perché non lo manifesto? Eppure sono una potente creatrice.

Ve lo dico io perché: il collettivo pensa sia impossibile. E il collettivo pesa.

Ora, tornando all’uomo, io so che il mio maschile e femminile sono in equilibrio, nel tempo ho guarito tutte le mie ferite paterne e pure materne, quindi?

Di tutti gli incontri di questi ultimi due anni, non ho incrociato un uomo degno di tale nome. I pochissimi a cui sono interessata o non mi vogliono o sono già impegnati.

Qui si parla anche di matematica: nella ridente provincia di Gorizia, secondo voi, in percentuale, quanti uomini intorno ai quaranta, liberi, spiritualmente risvegliati, con tutte le loro ferite guarite, alti più di 1.73, senza disturbi psichici, indipendenti e non fumatori ci possono essere? Così, a spanne proprio, direi pochi.

Per cui, concludendo: sì, a volte è solo colpa nostra, a volte no.

Smettiamola di torturarci per ogni micro virgola che non funziona e diciamo qualche vaffanculo in più.