Sono in osservazione. Di me, del mondo intorno, di tutto ciò che accade. Restare in osservazione a volte è necessario, anzi, indispensabile.
Nell’ultimo periodo ho riletto con piacere tredici anni di blog. Non proprio tutto, lo ammetto, diciamo le parti che riguardano il mio percorso evolutivo. Ed è stato interessantissimo notare come attraverso le righe di questo blog sia riuscita a condensare quanto mi passava per la mente.
La prima fase, in cui ero una ragazzina insicura ma da cui traspariva già una voce forte e autentica, con intuizioni e percezioni. Gli anni in cui sono caduta in forte depressione. La lobotomizzazione della new age con i gruppi di sorellanza che volevano omologarmi, e il periodo new age vero e proprio dove dalla mia stessa penna uscivano discorsi tipo “devo vibrare alto così niente mi tocca”. Ho riso rileggendomi, giuro. Infine la scoperta dell’inganno, la rabbia, l’integrazione dell’ombra.
Non nego niente. È stato necessario passare tutto questo, perché solo provando la repressione sulla propria pelle si può davvero capire dov’è la verità e, perché no, aiutare gli altri a uscirne.
Ed è stato anche necessario passare tutto quel dolore. Dolore che mi ha forgiato. Mi ha fatto scendere in profondità, oltre la mente, nelle viscere dell’inconscio a rincontrare i miei demoni. Ho abbracciato tutta la mia oscurità, l’ho integrata, trasformata e sono cresciuta.
Negli ultimi due mesi ho compreso tante cose. Ho ritrovato parti di me, come preziosi horcrux da abbracciare. Tuttavia la verità è solo una: non è mai finita. Più cresci, più evolvi più capisci che non arrivi mai. C’è ancora tanta strada da fare, una strada spesso solitaria in cui vedo tutti quelli che si sono fermati chilometri prima.
Vecchi amici o anche colleghi più o meno recenti che ora dicono “ha preso una brutta piega”, ma non si rendono conto che in me osservano solo il loro riflesso distorto.
Quando qualcuno limita la propria esistenza a lavoro-casa-figli-comfort zone non comprende più la vastità dell’universo. L’idea di essere più grande, multidimensionale, non sfiora nemmeno queste persone, e tutto ciò che esce dal loro piccolo recinto viene visto come stranezza. Altri si perdono, mentre un distorsore proietta la loro nuova verità.
Questa è la solitudine dell’essere evoluto: comprendere che hai ancora tanto da fare e al contempo continuare il percorso senza nessuno a fianco.
Io, per fortuna, qualcuno al mio fianco ce l’ho. Terrestre e non.
Così, giorno dopo giorno, sano, guarisco, recupero per diventare intera. Facile per me? Per niente. Non è mai facile, ma adesso, almeno, il processo è più rapido.
Ho compreso che il mio scopo non è mai stato quello di aiutare gli altri, bensì tornare libera. Abbracciare di nuovo il mio potere. La differenza sta nel punto di vista: non aiuto gli altri perché sono arrivata, ma li aiuto per crescere e diventare integra.
A volte il punto di vista cambia del tutto la prospettiva. È quasi divertente.
Già, divertente. Alla fine l’anima vuole questo: divertirsi, ricordare, giocare, creare. Spesso lo scordiamo.
Tutte le ansie, le paure che arrivano da mente e inconscio sono solo una barriera. Se vivessimo come l’anima desidera, tutto diventerebbe più leggero, più facile e più giocoso.
Me lo metto come obiettivo per il resto dell’anno: smettere di pensare così tanto e godermela di più, imparando da ciò che mi accade attorno. Vedremo come andrà e, magari, lo scriverò qui.
Lorena Laurenti

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